La Parietaria, Assessore al Verde di San Severo

Ovvero: perché spendere soldi in un parco quando ci pensa già lei?

Esiste, nel cuore del Tavoliere pugliese, una città che ha risolto elegantemente il problema del verde  urbano. Non con pini marittimi, non con alberelli stentati piantati in pompa magna alla presenza del  sindaco, non con rotonde fiorite finanziate da oscuri fondi europei. No. San Severo ha affidato la sua  politica ambientale alla Parietaria officinalis, l’umile “erba dei muri”, che da anni svolge il proprio  incarico con uno zelo, una dedizione e una produttività che farebbero impallidire qualunque ufficio  tecnico comunale. 

Sarebbe ingeneroso non riconoscerlo. Mentre la Villa Comunale — il vanto verde della città, 22.600  metri quadri di parco storico tra viale San Giovanni Bosco e via Fraccacreta — viene aperta e chiusa  secondo calendari degni di un bene culturale da museo, la parietaria non prende ferie. Non ha orari  di apertura. Non chiede fondi per la manutenzione. Cresce, assorbe CO₂, produce ossigeno, e lo fa  con la silenziosa tenacia di chi sa di non ricevere nessuna medaglia. 

I numeri, prima di tutto 

Prima di procedere con i soliti luoghi comuni sul verde urbano, è bene chiarire la situazione  patrimoniale di San Severo in materia di polmoni verdi. Secondo un censimento condotto da  Legambiente e ripreso dall’associazione Verde Europa, San Severo dispone di scarsi 2 metri quadri  di verde per abitante. Il minimo di legge, quello che il DM 1444/68 definisce come “standard  urbanistico” imprescindibile, è 9 mq/ab. La media nazionale nei capoluoghi italiani? 33,8 mq/ab. San  Severo si colloca dunque a circa un sesto del minimo di legge — un risultato che, se fosse una pagella  scolastica, rischierebbe la bocciatura con riserva. 

Detto altrimenti: su circa 49.000 abitanti, ci sono circa 98.000 m² di verde pubblico gestito (2 mq ×  49.000). Il fabbisogno minimo di legge richiederebbe invece 441.000 m². Mancano all’appello  343.000 m² — trentaquattro ettari di parco che qualcuno avrebbe dovuto piantare e che invece sono,  garbatamente, assenti. 

Ed è qui che entra in scena lei, la parietaria. Non invitata, non pianificata, non finanziata da nessun  bando PNRR. 

Anatomia di un’invasione silenziosa 

Percorrere il centro storico di San Severo in primavera equivale a una lezione di botanica ambientale  involontaria. Le strade del nucleo antico — quell’intreccio di vicoli e stradine serpeggianti che la  storia definisce con proprietà “un labirinto di isolati” — ospitano ai propri bordi una vegetazione che  nessun piano urbanistico ha previsto e nessun assessore ha autorizzato. 

Una stima cautelativa da osservazione diretta, metodologicamente onesta quanto basta per un  saggio giornalistico (ovvero: gli occhi di chi passeggia e non è cieco), suggerisce che il 25% dei bordi stradali del centro storico sia occupato dalla parietaria. Entrambi i lati. Tutta la lunghezza del tessuto  viario storico.

Facciamo i conti. Il centro storico di San Severo occupa circa 50 ettari (0,5 km²). Con una densità stradale tipica dei centri storici pugliesi di circa 15 km di strade per km², otteniamo 7,5 km lineari di strade, ovvero 15 km di bordi (considerando entrambi i lati). Con una fascia di insediamento ai piedi dei muri di circa 1,2 metri — la larghezza tipica di un marciapiede stretto o di una zoccolatura — la superficie teoricamente disponibile è: 15.000 m × 1,2 m = 18.000 m² totali di bordo Il 25% di questa superficie è parietaria attiva: 18.000 × 0,25 = 4.500 m² di parietaria nel centro storico.

Quattromila e cinquecento metri quadri. Quasi mezzo ettaro. Non un campo agricolo, non un bosco  urbano: le crepe dei marciapiedi, i piedi dei palazzi del Seicento, le basi delle chiese barocche. Spazi  che nessuno ha mai pensato di catalogare come “verde urbano” perché, francamente, lo verde  urbano non è — almeno non nell’accezione che piace agli assessori. 

Cosa produce, nel concreto, questo mezzo ettaro di anarchia botanica 

La parietaria non è una pianta qualunque. È una Urticacea perenne, parente dell’ortica ma senza il  coraggio di pungere, dotata di un indice di area fogliare (LAI) di circa 2,5: per ogni metro quadro di  suolo occupato, dispone di 2,5 metri quadri di superficie fogliare fotosintetica. Il che porta la  superficie di cattura della luce effettiva a: 

4.500 m² × 2,5 = 11.250 m² di superficie fogliare attiva 

In clima mediterraneo, con una stagione vegetativa lunga e sole abbondante come quello del  Tavoliere, un’erbacea a foglia larga come la parietaria assorbe circa 1,8 kg di CO₂ per metro quadro  di suolo occupato per anno (valore conservativo, riferito alla produzione primaria netta con perdite  respiratorie incluse). Il calcolo annuale porta a: 

4.500 m² × 1,8 kg/m²/anno = 8.100 kg di CO₂ assorbita ogni anno 

Ovvero 8,1 tonnellate di anidride carbonica. Silenziosamente. Gratuitamente. Mentre nessuno  guardava. 

Per l’ossigeno il ragionamento è più diretto: la fotosintesi produce O₂ in rapporto stechiometrico con  la CO₂ assorbita (rapporto molecolare 32/44): 

8.100 kg × 32/44 = circa 5.890 kg di O₂ all’anno

Un adulto consuma circa 550 kg di ossigeno per anno. La parietaria del centro storico di San Severo  ne produce abbastanza per il fabbisogno respiratorio annuale di quasi 11 persone. Undici. Un piccolo  condominio. La famiglia allargata di qualcuno che abita proprio su una di quelle strade infestate. 

Il confronto con il verde “ufficiale” 

Proviamo adesso a confrontare questo mezzo ettaro abusivo con il verde pubblico gestito della città. 

La Villa Comunale — il fiore all’occhiello, il polmone storico, il luogo dove i bambini sanseveresi  imparano che l’erba esiste — misura 22.600 m². È un prato con alberi, aiuole curate (quando c’è il  personale), fontane, cancellate ottocentesche e una zona sopraelevata chiamata Montagnella con  affetto municipale. Bellissima, per carità. Ma un prato tosato regolarmente con un motore a scoppio  — che emette CO₂ ogni taglio — in clima mediterraneo con stress idrico estivo assorbe circa 1,0–1,2  kg di CO₂ per m² all’anno (meno della parietaria, perché il taglio riduce la biomassa e il LAI, e perché  i macchinari stradali hanno un costo ambientale). 

Usando 1,1 kg/m²/anno per il prato curato: 

22.600 m² × 1,1 kg = 24.860 kg CO₂/anno per la Villa Comunale 

La parietaria del solo centro storico assorbe quindi il 32,6% di quanto assorbe l’intera Villa Comunale.  Un terzo. Tre decimi. Prodotto da un’erbaccia che cresce nelle crepe. 

Ma se allarghiamo lo sguardo all’intero verde pubblico gestito della città — stimato in circa 98.000  m² totali con un assorbimento medio di 1,1 kg/m²/anno: 

98.000 × 1,1 = 107.800 kg CO₂/anno (verde pubblico gestito) 

La parietaria del centro storico — 4.500 m², zero costi di gestione — contribuisce con 8.100 kg, pari  a circa il 7,5% dell’intero parco verde urbano gestito della città. Nemmeno uno spazio previsto dal  Piano Regolatore. Nemmeno una voce di bilancio. Nemmeno un vigile urbano che ne sappia  l’esistenza. 

Sette e mezzo per cento. Calcolato su un’infestante allergizzante che nessuno ha mai invitato. 

Il paradosso dell’allergia produttiva 

Qui si apre la questione più sottile, quella che rende la parietaria un personaggio quasi  shakespeariano della botanica urbana: è utilissima e insopportabile allo stesso tempo. 

Il suo polline è tra i più diffusi e persistenti allergenici del Mediterraneo. Si stima che in Italia la  sensibilizzazione alla parietaria interessi tra il 10 e il 30% della popolazione, con punte più alte nei  centri urbani del Sud dove la pianta prolifera indisturbata. I sintomi — rinite allergica, congiuntivite,  asma — colpiscono da marzo a ottobre, con due picchi, in una stagione di fioritura che i produttori  di antistaminici definiscono giustamente “generosa”. 

San Severo ha quindi sul proprio territorio un impianto di produzione ossigeno e sequestro carbonio  che è anche, simultaneamente, un impianto di produzione di sofferenza respiratoria per una quota 

rilevante dei suoi cittadini. Una sorta di centrale energetica rinnovabile che scarica gli scarti  direttamente nelle vie nasali dei residenti. 

Non è un caso che i sanseveresi abbiano un rapporto ambivalente con questa pianta: la ignorano, la  maledicono in primavera, non la vedono d’inverno, e non ne conoscono il contributo ambientale in  nessuna stagione. 

Un nuovo parco: davvero necessario? 

Arrivati a questo punto, la domanda è lecita: ha senso che San Severo costruisca un nuovo parco  urbano? 

La risposta, naturalmente, è sì — ma non per i motivi che si citano di solito nei comunicati stampa  comunali. 

Un parco serve per stare, non solo per respirare. Serve alle famiglie, ai bambini, ai cani, agli anziani  che vogliono una panchina all’ombra. Serve alla coesione sociale, alla salute mentale, alla qualità  percepita della vita urbana. Nessuna quantità di parietaria può sostituire uno spazio fruibile,  accessibile, con un albero sotto cui sedersi. 

Ma — e qui il sarcasmo cede il posto alla riflessione seria — i comunicati stampa sui nuovi parchi  citano quasi sempre l’assorbimento di CO₂ e la produzione di ossigeno come giustificazione  ambientale. “Piantiamo 200 alberi, l’ambiente ringrazia.” “Il nuovo parco è il polmone verde della  città.” Ebbene: quel polmone esiste già. È abusivo, è fatto di pianta che fa starnutire, ma esiste. E  nessuno lo ha mai conteggiato. 

Se il comune di San Severo volesse davvero agire sul fronte ambientale con rigore — non propaganda  — dovrebbe iniziare da un censimento del verde spontaneo, dal controllo (non eradicazione  indiscriminata con diserbante) della vegetazione nei centri abitati, e da un piano di piantumazione  che non si riduca a tre alberelli inaugurati con il gonfalone. 

I 343.000 m² di verde mancanti rispetto allo standard minimo di legge non si colmano con un parco.  Si colmano con una politica sistematica, decennale, seria. Nel frattempo, la parietaria fa la sua parte. 

Conclusione: un monumento mancato 

Se San Severo fosse una città con un senso dell’umorismo abbastanza sviluppato — e chi conosce il  Tavoliere sa che spesso lo è, benché lo nasconda — potrebbe prendere in considerazione una targa.  Non grande, non retorica. Una piccola targa in pietra locale, da apporre su un muro particolarmente  invaso, in qualche vicolo del centro storico: 

“Qui la Parietaria officinalis svolge gratuitamente il servizio di verde urbano che questa  amministrazione non ha ancora provveduto a garantire. Anno Domini 2025.” 

Sarebbe il monumento più onesto che questa città abbia mai dedicato a se stessa.

Elaborazione quantitativa basata su: stima superfici da osservazione diretta (25% dei bordi nel centro  storico); dati assorbimento CO₂ per erbacee mediterranee (letteratura agronomica); verde pubblico  gestito San Severo: censimento Legambiente/Verde Europa San Severo; Villa Comunale: dati Giardini  della Puglia (22.600 m²); popolazione residente: 49.136 abitanti (fonte Tuttitalia 2024).


Pierluigi Germano
Pierluigi Germano è professore di tecnologia presso l’Istituto Secondario San Francesco Petrarca di San Severo. La formazione in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano si è tradotta in esperienza come consulente informatico, dapprima in Accenture a Milano, successivamente in Perauto a Brindisi, quindi in Exprivia a Molfetta e infine a San Severo, dove ha scelto di diventare insegnante.


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