La storia di Paola d’Errico
Un’ossessione per il profumo della lacca, il primo salone aperto da sola a 26 anni e sopravvissuto al Covid, far sentire bene con i boccoli anche chi non se li sarebbe mai immaginati addosso e lavoro di squadra prima di tutto: Paola d’Errico è una parrucchiera, armocromista e imprenditrice che trova in ogni sfida un’opportunità, e una persona che sa farsi amare da tutti. In quell’ora e mezza in cui l’ho intervistata al Bar Centrale, in piazza Carmine, tre persone le hanno urlato ‘Paola ti voglio bene!’.
Crede nella capacità di innovarsi continuamente, adora appendere cartelli di auguri al suo balcone in Piazza Tondi, perché si trova in pieno centro “così la gente può guardarli”, e sa far stare bene le donne che passano per il suo negozio, proteggendo il suo benessere al tempo stesso. Quando può si fa venire in mente qualche idea geniale per collaborare con altri commercianti di San Severo e dà vita a “sinergie di quartiere”, un po’ per noia, un po’ perché rifiuta la solita narrativa di immobilismo a cui siamo così tanto legati a San Severo.
L’intervista
Paola, mi racconti dell’apertura del tuo primo salone?
Ho aperto il salone nell’ottobre del 2018, avevo appena compiuto 26 anni, ero giovanissima e venivo da un periodo di lavoro come dipendente a San Severo.

In quel periodo guardavo sempre il mio vecchio negozio (in via Filippo d’Alfonso, ndr), dove c’era un altro parrucchiere. Facevo quella strada tutte le sere. Lo guardavo e mi dicevo: “Quanto è bello questo negozio!”. Un giorno lo trovo vuoto. Decido di licenziarmi e di intraprendere un’attività da sola. Ovviamente i cambiamenti portano sempre un po’ di paura.
Hai iniziato da sola?
Sì, ero da sola. Ho subito ingaggiato una collaboratrice ma dopo un anno si è trasferita a Firenze. Mia sorella mi dava una mano. Sono convinta che per fare le cose in grande ci vogliano le persone: “Da soli si va più veloci, insieme si va più lontano”. E poi questo è un mestiere artigiano, devi imparare le basi, e se non sei più una ragazzina, ti fa paura vedere chi è più giovane di te che sa già fare, mentre tu riparti da zero.
Oggi ti sei affermata a San Severo come esperta armocromista. Come hai scoperto l’armocromia?
A un annetto dall’apertura è arrivato il Covid, ed è stata durissima: la mia era un’attività giovane, senza la forza economica per reggere quel momento. Eppure a un certo punto ho capito che, dopo tre anni senza ferie, buttata a capofitto nel progetto, nel riposo avevo ritrovato una lucidità mentale che avevo perso. E ho cercato di trasformare quel momento difficile in un’opportunità, approfittandone per formare mia sorella e ho iniziato a seguire corsi online, dalla mattina alla sera, sulla piattaforma digitale di L’Oréal.

Ed è stato lì che ho sentito parlare per la prima volta di armocromia (un sistema di analisi cromatica che, partendo dalle caratteristiche naturali di incarnato, occhi e capelli, individua la palette di colori in grado di valorizzare al meglio la persona, ndr). Alla fine L’Oréal mi propose di diventare ambasciatrice per la mia regione — sceglievano un giovane per ogni regione d’Italia. Stavo andando a pagare la Tari dal tabaccaio quando mi hanno telefonato: “È stata scelta per il percorso di Young Ambassador L’Oréal Professionnel Italia.” E io ho risposto: “Sì, e io sono Harry Potter.”

Com’è andata l’esperienza da ambasciatrice?
L’ho fatto per un annetto, però poi c’è stato il secondo lockdown e al negozio eravamo soltanto io e mia sorella, quindi ho dovuto abbandonarlo presto, perché dovevo spostarmi continuamente e diventava sempre più difficile per me. Gli altri, figli d’arte, avevano già dei negozi avviati con i genitori, quindi per loro era più facile. Lasciavano la mamma al negozio e andavano in giro per l’Italia. Io invece non ho avuto questa possibilità, e alla fine ho dovuto rinunciare.
Ma questo mi ha permesso di capire che mi piace fare formazione. Infatti quest’anno lo sto facendo di nuovo.

Foto: Eugenia Biccari
Cos’è l’armocromia e come funziona una seduta?
L’armocromia si fa nel periodo invernale, quando non si è abbronzati. Si analizzano tre aspetti fondamentali: il sottotono dell’incarnato (caldo o freddo), l’intensità dei colori naturali della persona (cioè quanto sono vividi o spenti) e il contrasto, ovvero la differenza tra pelle, occhi e capelli. Una volta definita la stagione (ogni palette è dedicata a una stagione: primavera, estate, autunno, inverno) puoi notare delle anomalie, in cui dalle stagioni rubiamo qualche colore di un’altra stagione: sono i famosi sottogruppi. Le stagioni più brillanti sono l’inverno e la primavera, nei colori freddi e nei colori caldi. Le stagioni più tenui invece sono l’estate e l’autunno.
La seduta, che dura più o meno tre quarti d’ora, funziona così: devi essere struccata da almeno due ore. Il test viene fatto tramite una prova empirica a tutti gli effetti, ed è bellissimo perché è una seduta passiva. Quando inizio a posizionare le cornici colorate intorno al volto, sono i colori che scelgono te: questo sì, questo no, questo sì, questo no, fino a quando alla fine ti rimarranno delle cornici che ci diranno di che stagione sei.

Foto: Eugenia Biccari
È bello perché alcune volte dirai: ‘Questo lo indossavo già perché vedevo che mi stava bene.’
Noi più o meno sappiamo quello che ci sta bene, ma molte volte ci capita di non scegliere un determinato colore per paura di sbagliare, oppure vogliamo cambiare il colore dei capelli e non lo cambiamo per la stessa ragione. Con l’armocromia non si ha più paura di sbagliare. Il colore in armocromia ti rinvigorisce, ti ringiovanisce, ti rende più sobria ed elegante, mentre il colore non in armocromia ti ingrigisce.
Un esempio celebre che abbiamo visto tutti è Pretty Woman. Nella prima scena, lei indossa un body blu elettrico, gli stivaloni, la parrucca biondo platino. Invece quando è diventata una principessina indossa il beige e il color pesca. L’armocromia nasce proprio con il passaggio alle immagini a colori nei film. Sparito il bianco e nero, si inizia a pensare che anche nel colore bisogna dare un messaggio chiaro a chi guarda.
Qual è la reazione della gente che si sottopone a una seduta di armocromia?
Sono contente, sorprese. Vengono anche persone un po’ insicure, con la paura di fare la scelta sbagliata. Tutti noi abbiamo paura di fare le scelte sbagliate. Anche a mecapita spesso di dire: ‘Ma mi sta bene?’
Ricordi qualche episodio in particolare?
Tanti anni fa, quando lavoravo ancora da un altro parrucchiere, venne una ragazza straniera. Le faccio una piega a boccoli ondulati. Non si era mai vista così, e si è messa a piangere perché si piaceva così tanto. Mi diceva, in inglese: ‘Non mi ero mai vista così, sono troppo contenta, nessuno mi aveva mai fatto una cosa del genere’.
Quando una donna si sente bella, diventa più sicura. Ci sono giorni in cui hai quella consapevolezza, ti guardi allo specchio e dici: oggi ci sono al cento per cento. Poi magari ci sono persone che fanno fatica a mantenere questa cosa nel quotidiano, ma lì è anche una questione di sicurezza interiore.

Hai sempre sognato di fare la parrucchiera?
A me piace il bello, e ti dico la verità: il mio sogno era fare la professoressa di italiano. Con questa calma, questa pacatezza, questa eleganza, ci starei, vero?
Dopo il diploma, dovevo decidere cosa fare. Ho sempre avuto passione per questa professione, infatti, la facevo già da sola o con le mie amiche, più che altro perché non potevo permettermi di andare dal parrucchiere o dall’estetista, quindi facevo i capelli alle mie amiche per andare al matrimonio già quando eravamo a scuola. Con un’amica facevamo i pomeriggi interi a studiare chimica, ma in realtà passavamo tutto il pomeriggio a metterci lo smalto, farci la ceretta e farci le messe in piega.
Fatto l’esame di Stato, vado da Chioma, che adesso purtroppo ha chiuso. Quando uscivo dal negozio e sentivo tutto quell’odore di lacca addosso, dicevo: “Mado’, quanto è bello!”. Il benessere, la bellezza. A diciannove anni, boccoli e tutto.
Alla fine è stato soltanto trasformare un hobby in un lavoro, e quello che volevo fosse il mio lavoro è diventato il mio hobby. Le prime volte che lavoravo facevamo dei turni pesantissimi, perché con i vecchi parrucchieri, nei negozi old school, facevi quattordici ore al giorno. Adesso invece lavoro otto ore al giorno. Dopo il diploma ho fatto tre anni di accademia lavorando allo stesso tempo, poi quattro anni in un negozio grande a San Severo, e infine ho deciso di aprirne uno mio, così, all’avventura. Credo che per essere imprenditori bisogna avere una dose giusta di inconsapevolezza e di incoscienza. Saper correre rischi.
Cos’altro serve per essere una brava imprenditrice?
È una cosa che ti viene naturale, è come se entri in un circuito e da lì non esci più. Sicuramente una dote che devi avere è portare la tua personalità, non diventare un’altra persona ma seguire quello che sei tu. Di conseguenza tutte le persone che vengono da te sono più o meno affini al tuo modo di essere. Se diventi un’altra persona, ovviamente questo non succede.
Ricordo un signore di ottantuno anni da cui ho seguito un corso di gestione d’impresa. È stato il primo in Italia ad aprire anche dei franchising in tutto il mondo, ad esempio Jean-Louis David. Gli chiesi quale fosse la sua paura più grande. Sai cosa mi ha risposto? “La mia paura più grande è sempre stata essere invisibile”.
Questo mi ha spinto nel tempo a fare sempre di più. Penso che questo sia il motore di chi ha un’attività in proprio, avere la paura di diventare invisibile. Perché se perdi la visibilità, perdi tutto.
Hai incontrato altre difficoltà nel tuo percorso, anche in quanto donna?
Essere donna e fare l’imprenditrice è difficile, viviamo ancora in una società molto patriarcale. Ma è un mondo che abbiamo creato noi donne, nell’educazione dei figli maschi. Bisogna sempre sgomitare, fare il doppio della fatica di un uomo, e anche il triplo certe volte, per ottenere la metà. Quando ho aperto il negozio mi sono fatta seguire da professionisti, quindi non ho avuto chissà che problemi.
Alcuni professionisti ti trattano sempre come se fossi una che non capisce niente. Che poi fondamentalmente è così: è come se loro venissero da me e ovviamente non capiscono niente di capelli, ma io non li tratto da deficienti. Quando una persona viene da me e dice ‘Dobbiamo fare questo e questo’, anche se è una donna e mi chiede cos’è, io glielo spiego e basta, senza farglielo pesare.
Com’è l’atmosfera nel tuo negozio?
Molto familiare, ma può esserlo fino a un certo punto. Devi essere sempre professionale, con un po’ di leggerezza. Le persone, quando vengono a farsi i capelli, hanno bisogno di momenti di benessere che siano leggeri. Quando ho bisogno di una coccola, voglio andare in un ambiente in cui non mi sento appesantita.

Siamo tutti oberati da questa vita che diventa sempre più stressante e difficile. Bisogna imparare a non prendere tutto sul serio, altrimenti non ce la fai. E il self-care, la coccola, è un modo per sentirsi più leggeri. Quando le persone vengono in un ambiente come il mio, devo essere pronta a dare loro quel momento di leggerezza. Certe volte cantiamo, te lo giuro! Metto della musica e delle candele. Parliamo di ricette, di cibo, di giornali, tutte cose che ti fanno alleggerire un po’ la testa.
Poi ovviamente ci sono le persone con cui si instaura un rapporto più intimo. A volte diventa un po’ pesante anche per noi. A quel punto, basta: musica, canto, e via. Aiuti te, oppure loro. A volte capita che ci siano dei discorsi negativi, e lì dico: qua non parliamo di problemi, ma di cose belle. ‘Stamattina ho fatto i peperoni ripieni. Tu come li fai?’ E così ti passa l’ora.
Dal parrucchiere si generano certe dinamiche, come i gossip, che devi saper gestire, come quando qualcuno mi racconta una cosa personale. Io dovrei dargli un consiglio, ma non posso farlo. Si tratta di una gestione emotiva continua. Ho anch’io le mie giornate, eh, quindi devi regolare molto l’emotività. Caratterialmente sono pacata, ma ci sono alcuni giorni, quando hai i fatti tuoi per la testa, in cui non puoi isolarti, devi essere sempre sorridente, affabile, devi parlare.
C’è qualcosa che ti è rimasto dai tuoi insegnanti?
Mi hanno insegnato ad essere una grande lavoratrice. Nella vita se non ti svegli la mattina non puoi fare niente. E che nella tua attività devi saper fare tutto. Nel momento in cui viene a mancare qualcuno, perché è malato, perché si licenzia, perché va in maternità, devi essere sempre pronta a sostituirlo.
Nel mio essere al centro, voglio che tutti si sentano al centro con me. Le persone sono importanti come lo è anche la loro crescita professionale. Per me il gruppo è la cosa più importante. Le persone sono la risorsa più importante della mia attività.

Nell’ultimo anno hai organizzato delle collaborazioni con altre attività commerciali. Il primo è stato l’evento dello scorso Natale, una sorta di sinergia di quartiere con i commercianti (e non solo) di Via Recca.
Sì, che poi è diventato ‘Il concerto dai balconi di Paola D’Errico e Leonardo Avezzano’ (presentato così dall’amministrazione comunale nel programma natalizio, ndr).
L’idea è partita da una chiacchierata con Chiara (Cipriani, ndr) e Francesca (Mastropasqua, ndr) del laboratorio Meraki, Alfia del laboratorio orafo Trinacria e Luigi di Scala Reale. Facciamo una riunione e dico: dai, mettiamo un dj dal balcone. Era sempre stato un mio sogno. Volevo metterci un bel cartellone, perché siamo proprio in centro, dove ci passa tutto San Severo, con la scritta “Buon Natale da tutti noi”.
È stata una cosa molto low cost: il balcone era il mio; Chiara ci ha fatto la grafica e i video dei social, ognuno ha messo il suo. Con una piccola cifra siamo riusciti a fare tutto, ed è stato bellissimo. Si è creata proprio una sinergia di quartiere. Si sono inseriti anche i ragazzi dell’Associazione Battuta.
Abbiamo cercato di coinvolgere la piazza fino a via Recca. È stato bello perché ci siamo conosciuti tutti meglio e avere un buon vicinato comunque è una cosa che ti aiuta tantissimo.

Perché ti sei impegnata così tanto per organizzarlo?
L’idea di fare questi eventi è nata perché mi annoio e mi sono stancata di sentire sempre le solite cose: qua non c’è nulla, qua non si fa nulla. Invece io conosco tante persone che hanno una marcia in più e vivono a San Severo, tra cui Simone Minchillo, che ho conosciuto nell’ultimo anno. Ci sono delle persone competenti, solo che purtroppo, dato che c’è questo malcontento comune e questa lamentela generale, non si guarda oltre il proprio naso. Noi pensiamo che per fare determinate cose dobbiamo andare oltre San Severo, invece qua possiamo fare tutto, perché le competenze ci sono.
Foto: Eugenia Biccari
Ecco, la seconda collaborazione a cui mi riferivo è proprio quella con Minchillo Occhialeria.
Quando ci siamo conosciuti abbiamo iniziato a parlare e gli ho voluto subito bene. Aveva aperto il suo laboratorio. Mi disse che nel Nord Italia lavorava molto con l’armocromia, cosa che qui non riusciva a fare. Io e lui facciamo un lavoro diverso, complementare e simile allo stesso tempo, perché lavoriamo entrambi sui visi, nella forma e nel colore.
Quindi gli dico: ‘Senti, Simo, io se vuoi sono esperta di armocromia’. La cosa che i miei colleghi devono ricordare è che non bisogna essere gelosi di donare il proprio sapere a un’altra persona, perché ognuno, di quello che sa, fa un’interpretazione. E poi ovviamente avere una competenza non ti deve far sentire chissà chi.
Avete quindi unito la vostra creatività e le vostre competenze e organizzato un format di studio che vuole rendere il viso un “capolavoro”. Com’è andato l’evento?
Non ti dico quante persone si sono incuriosite! L’idea alla base dell’evento era valorizzare il viso abbinando sedute di armocromia alle forme e ai materiali degli occhiali realizzati da Simone. Adesso lo chiamano per copiarci il format anche da altre parti d’Italia. L’evento ha fatto acquisire nuovi clienti sia a me che a lui. Per noi avevamo già vinto.
Con i social adesso è tutto diffondibile in maniera veloce e le cose diventano subito interessanti. Però è un’arma a doppio taglio, perché poi ti annoiano facilmente. Ed è quello il punto: essere sempre attivi, con delle idee innovative. Pensiamo che le stesse cose ci vadano bene sempre, ma non è vero: la gente cerca stimoli.

Se volete passare a trovare Paola, il suo salone si trova in Piazza Nicola Tondi 6, a San Severo.