Come difendersi dalla prossima campagna elettorale

“Occuparsi del linguaggio e della sua qualità non è dunque un lusso da intellettuali o una questione da accademici. È un dovere cruciale dell’etica pubblica” (Carofiglio, 2025)
Il periodo che segue la caduta dell’amministrazione Colangelo rappresenta un’ottima occasione per aprire gli occhi (e le orecchie) sulla comunicazione politica in città e prepararci meglio al prossimo ciclo elettorale.
In queste settimane, gli esponenti politici guardano al passato, al presente e al futuro attraverso le lenti degli sfoghi personali, delle accuse e dei progetti improntati alla nostalgia e al sogno. In tale contesto, useremo il saggio di Gianrico Carofiglio Con parole precise. Manuale di autodifesa civile per difenderci da questo rumore che ci ricorda la stessa autoreferenzialità e superficialità dell’ultima campagna elettorale.

Di questa ricordiamo gli slogan a volte comici, spesso privi di interesse, se non quello degli affezionati al Festival della canzone italiana (“Ho visto lei che vota lui, che vota lei, che VOTA ME!”), le promesse di fiducia, la candidatura raccontata come un passaggio di carriera più che come un progetto per la città.
Questo stile di comunicazione si riflette anche in altre realtà cittadine: dal marketing che scommette, con successo, sul trash, alle notizie di ordinaria amministrazione (il rifacimento della segnaletica, la bonifica della fontana di Piazza Incoronazione, le multe ai monopattini senza targa) celebrate come traguardi epocali.
Accuse di inciviltà rivolte ai cittadini da politici che però dimenticano il ruolo della prevenzione e del controllo nel dettare le regole della convivenza civile. Somigliano al maestro che si lamenta dei suoi studenti, dimenticando che spetta a lui insegnargli un metodo di studio.
Carofiglio parla di “parole precise” e ci mette in guardia dalle trappole più insidiose della comunicazione politica: le studia per svelarne l’intento manipolatorio e per rendere il lettore-cittadino più consapevole del loro impatto, delle fallacie della comunicazione e dell’importanza di saper riconoscere la verità. “Tradimento”, “Il Karma presenta il conto a tutti”, “Esami di coscienza”, “Le maschere cadono”: nei giorni che hanno seguito la caduta dell’amministrazione Colangelo si è diffuso il linguaggio delle relazioni personali tossiche, della passione e dell’espressione di sé a tutti i costi.

È emersa una totale assenza di consapevolezza del proprio ruolo e dell’impatto dei propri sfoghi personali su chi ascolta. Quando una lettera rivolta ai cittadini dedica ampio spazio alla contestazione delle scelte e dei comportamenti degli avversari politici, è naturale chiedersi se il destinatario principale della comunicazione sia davvero la cittadinanza o, piuttosto, i protagonisti dello scontro politico.
Ma non ci si ferma lì: ci viene continuamente ricordato tutto ciò che noi cittadini non avremo per ‘colpa’ degli ex consiglieri, o ciò che abbiamo avuto grazie all’amministrazione precedente (ancora una volta, dovremmo ringraziare per il favore?). Ai sanseveresi viene ricordato che non avranno un programma di eventi estivi, che restano le “strade dissestate”, mentre si contestano anche le notizie positive, come la riqualificazione del campo sportivo Ricciardelli.
È difficile credere che alla base di tale comunicazione ci sia davvero l’interesse dei cittadini. Ed è proprio questo il modo in cui si erode la fiducia pubblica, soprattutto in un momento di forte incertezza.
Si tratta, citando ancora Carofiglio, di “frasi costruite non per dire qualcosa ma per scatenare reazioni emotive (pro o contro non importa) e disattivare intelligenza, senso critico, capacità di reagire con efficacia”. Il problema è che spesso funzionano: «Sei una falsa», «serpi», «ladroni»: lo stile contagia anche i cittadini, ingabbiati nella rassegnazione o nella lamentela senza azione.
Come proteggersi?
Carofiglio richiama il valore del senso critico e del dubbio costruttivo, una capacità che oggi esercitiamo sempre meno, presi come siamo da mille stimoli e con poco spazio e silenzio per ragionare in modo indipendente. La presenza costante di schemi semplici, rassicuranti e familiari ci porta a valutare persone e decisioni sulla base di appartenenze, simpatie, impressioni immediate ed emozioni, anziché analizzarne le idee e i comportamenti. È qui che il linguaggio manipolatorio trova terreno fertile.
Ma abbiamo decenni di esperienza dalla nostra: conosciamo il “vecchio”, quello che non funziona e vorrebbe manipolarci, il messaggio nascosto dietro troppi “io”, le parole imprecise, i personalismi. Carofiglio conclude il suo manuale con un consiglio pratico: porsi delle domande nel momento della lettura o dell’ascolto. La prima è: “Perché? Perché chi ha scritto questo testo l’ha scritto in questo modo?”.
La cosa più sorprendente è che la verità, o la sua assenza, è spesso evidente. L’esercizio del senso critico consiste innanzitutto nel distinguere i fatti dalle opinioni, e poi nel trovare nelle parole i valori e le priorità di chi le pronuncia.
Quando il confronto politico si riduce a una lotta permanente per il controllo della narrazione, una buona parte delle energie viene assorbita dalla gestione del conflitto, dell’immagine e delle relazioni interne. Le dinamiche della politica diventano così tossiche e interiorizzate da trasformarsi esse stesse nel lavoro principale: si finisce per gestire alleanze, tradimenti e rapporti di forza, con la città ridotta a uno sfondo.
Gianrico Carofiglio, Con parole precise: Manuale di autodifesa civile, Feltrinelli 2025.