Trent’anni di politica sanseverese
Fotografie tratte dal progetto “Sanseveresi” di Cosimo di Pierro

“San Severo non offre niente”, una frase che in città si sente spesso e non sempre a ragione. Da qualche giorno quel niente si è arricchito delle dimissioni della sindaca Colangelo. Adesso c’è ancora meno di prima, non c’è neanche uno straccio di giunta comunale.
Lidya Colangelo è rimasta in sella per due anni, prima di essere disarcionata dalle dimissioni formali di tredici consiglieri che hanno ufficializzato ciò che era nell’aria da settimane, sette dei quali appartenevano alla sua stessa maggioranza. La fine dell’esperienza della prima donna al vertice di Palazzo Celestini era nei fatti già dal 28 maggio, quando la sindaca aveva scioccato il consiglio e i cittadini con dichiarazioni, riprese dai media nazionali, circa minacce attinenti alla sua sfera sessuale e riferimenti a un ex membro della giunta.
Un fatto drammatico, parrebbe, sul quale indagherà la magistratura (sorprende la scelta di Colangelo di parlarne in consiglio prima che in questura). Fatte salve le sofferenze personali, per le quali esprimiamo una solidarietà convinta, il vuoto lasciato da questa giunta è esattamente sovrapponibile al vuoto prodotto in due anni di governo della città. L’unico atto concreto della giunta dimissionaria è l’enorme fosso scavato davanti all’istituto scolastico De Amicis. Il vuoto ha prodotto un vuoto.

San Severo è una città immobile ed è una paralisi alla quale la città sembra essere condannata. Sarebbe ingiusto, infatti, puntare il dito contro una giunta di destra facendone una questione di “visione”. No, troppo facile.
Se si scorre la lista dei sindaci degli ultimi trent’anni la scarsa rilevanza del colore degli schieramenti politici appare evidente (e con questo non voglio alludere a un superamento delle categorie politiche di destra e di sinistra che invece ritengo più che mai attuali e necessarie).
Nel 1994 Vincenzo Canelli, del Partito Democratico della Sinistra, è in carica per un anno. Dopo il commissariamento, nel 1995, viene eletto Giuliano Giuliani per due mandati. La sua tessera è di Alleanza Nazionale. Nel 2004 è la volta di Michele Santarelli, liste civiche di centro-sinistra. Nel 2009 la giunta cade e il comune viene commissariato, lo stesso anno viene eletto Gianfranco Savino, liste civiche di centro-destra. Nel 2014 ancora una volta cade la giunta e c’è il commissariamento. È la volta allora di Francesco Miglio eletto sindaco con una coalizione inedita di centro con il sostegno di Rifondazione Comunista. Dopo cinque anni Miglio fa il bis con l’ingresso in giunta del Pd. Arriviamo così a Lidya Colangelo.
Trentadue anni di amministrazione comunale perfettamente divisi tra centro-destra e centro-sinistra, mese più mese meno, sei sindaci, quattro commissariamenti, incluso l’ultimo.
Un unico robusto filo rosso: l’immobilità.

L’emigrante che tornasse nella sua città natale dopo trent’anni si sentirebbe confortato dal fatto che tutto è restato tale e quale a prima, ma allo stesso tempo dovrebbe pensare che è stato proprio quel “prima” a costringerlo a fare le valigie e andare a cercare fortuna altrove, al Nord probabilmente.
Non ci si può abbandonare al fatalismo meridionale da cartolina che vuole il Sud sempre meravigliosamente uguale a se stesso perché intanto intorno alla città di Capitanata qualcosa è successo.
Prima il Salento, poi il Barese, la Murgia, Matera hanno vissuto un’impennata vertiginosa del turismo che ha portato soldi, posti di lavoro, infrastrutture, ma ha anche cambiato il territorio e le città e non sempre in positivo.
Persino Manfredonia, città gemella di San Severo perlomeno per dimensioni e numero di abitanti, ha sentito l’odore della rinascita quando nel 1998 sono arrivati i finanziamenti pubblici del contratto d’area che doveva risollevare le sorti economiche e occupazionali di un territorio orfano dell’Enichem. Il risultato fu un fallimento clamoroso di cui restano solo le vestigia di capannoni industriali vuoti.

Ma San Severo non ha vissuto neanche quello, neanche l’illusione di potercela fare o la delusione per non essere stati capaci di gestire un fenomeno complesso come la turistificazione o la reindustrializzazione.
L’intera classe politica che ha avuto in mano la città negli ultimi trent’anni si è occupata scrupolosamente di non lasciare traccia di sé. Aver perso i milioni del PNRR destinati al superamento della vergogna dei ghetti per lavoratori migranti, il centro storico in stato di abbandono, il progressivo impoverimento demografico ne sono la prova tangibile.
Sia come sia, una nuova campagna elettorale sta per cominciare. L’ultima l’ha raccontata magistralmente la nostra Antonella Gagliardi (leggi l’articolo qui) e ci auguriamo che vada diversamente, soprattutto che sappia parlare e ascoltare quello che succede fuori da Palazzo Celestini.
Se la classe politica è stata capace solo di immobilismo, non tutti i sanseveresi e le sanseveresi si sono arresi.
La newsletter Andiamo! si è posta l’obiettivo di raccontare storie e persone positive per dare una direzione alternativa alla narrazione di San Severo. Abbiamo trovato una miniera che non accenna a esaurirsi: artisti, scrittori, poeti, inventori, giovani oppure no, ma soprattutto persone comuni che di straordinario hanno il loro impegno come insegnanti, imprenditori o commercianti.
Alcuni di loro sono uomini e donne tornati a San Severo, dopo importanti esperienze professionali e umane in altre parti del mondo, con un bagaglio di competenze a disposizione della crescita della città.
Abbiamo incontrato e collaborato con tanti compagni di strada con cui condividiamo molti obiettivi, come l’Associazione Battuta, il podcast Giro Esterno o il Fess. Tutti insieme compongono la punta di un iceberg che spinge forte per venire a galla.
Chi ambisce a navigare nella prossima campagna elettorale, se ha intenzione di riempire il vuoto di decenni, non può ignorarlo né provare a evitarlo, potrebbe tentare invece un abbordaggio. Per farlo bisognerebbe lasciare le rotte conosciute del lassismo e provare a entrare in contatto con una città nuova.
