San Severo custodisce tradizioni religiose molto sentite, da credenti e non. Processioni solenni, una devozione popolare radicata, una profondità culturale che da sempre attira fedeli e laici, curiosi e studiosi. Tra tutti, i riti della Settimana Santa si distinguono per l’intensità emotiva che li caratterizza: un patrimonio quaresimale, locale e regionale, dove folklore e fede si intrecciano da secoli.
A San Severo, due mostre fotografiche hanno raccontato proprio questo, usando la fotografia come strumento di memoria e conoscenza, per tramandare un patrimonio culturale e religioso che merita di essere scoperto e approfondito.











Il Sacro Silenzio presso la chiesa dei Celestini
Durante la Settimana Santa, il silenzio, solitamente associato a un’assenza, si trasforma in qualcosa di denso e carico di significato: devozione, introspezione e penitenza.

È quello che i fotografi del Collettivo 7101X di San Severo hanno cercato di catturare nella mostra Il Sacro Silenzio, ospitata presso la chiesa della Santissima Trinità dei Celestini e conclusa il 26 marzo.
32 scatti firmati da Cosimo di Pierro, Luca Maresca e Marco Leonardo Bonaventura raccontano il Venerdì Santo attraverso i suoi dettagli più riservati: sguardi, gesti e simboli che scandiscono ogni momento del rito, dalla vestizione dei “pappalusci” (probabile variante di “pappamùsci”) alla croce trascinata per le vie della città.

A raccontare come è nata la mostra sono gli stessi fotografi. “L’idea è nata in modo molto spontaneo”, spiega Cosimo di Pierro, “subito dopo il Venerdì Santo avevo già raccolto del materiale fotografico e ho deciso di proporre la realizzazione di una mostra alla Chiesa dei Celestini.” Ha poi coinvolto Luca Maresca e Marco Leonardo Bonaventura, entrambi membri del Collettivo.
Come è nata l’idea di realizzare una mostra sui riti del Venerdì Santo?
COSIMO: L’idea è nata in modo molto spontaneo, subito dopo il Venerdì Santo dello scorso anno avevo già raccolto un po’ di materiale fotografico e ho deciso di contattare Eliano Bellotti della Chiesa dei Celestini per proporgli la realizzazione di una mostra. Lui ha condiviso l’idea con l’Arciconfraternita, che ha accolto con entusiasmo la proposta, sostenendo interamente i costi di stampa. Ho subito coinvolto Luca e Marco in quanto anch’essi membri del “Collettivo 7101X”.
Per la mostra a Palazzina Liberty ho contattato invece la pagina “I Defizi” gestita da Giuseppe Carovilla e Vitantonio Campanale mettendo a disposizione i miei scatti per un’eventuale pubblicazione, loro hanno accolto con entusiasmo la cosa e hanno scelto 2 scatti miei (Croce della Cattedrale e una delle Fracchie) e uno di Luca (Incontro).
Quando sono state scattate le foto della mostra Il Sacro Silenzio, se è stato facile/difficile scattarle senza risultare invadenti:
COSIMO: I miei scatti sono stati realizzati tutti nel 2025, che rappresenta, finora, la prima e unica occasione in cui ho documentato i riti del Venerdì Santo a San Severo.
Non ho incontrato particolari difficoltà: sono abituato a muovermi in contesti affollati grazie alla fotografia street e agli eventi, e questo mi ha permesso di lavorare con naturalezza, cercando sempre di rispettare l’atmosfera e i momenti più intimi della celebrazione.
LUCA: Le foto le ho scattate nel 2024/25. Io sono molto timido e fare foto in strada mi viene molto difficile ma durante questo tipo di eventi/manifestazioni è più semplice perchè la gente è immersa nella situazione e quindi bada poco chi fotografa anzi per alcuni fa anche piacere. Quindi quando mi ci trovo è un ottimo modo per sconfiggere anche la mia timidezza.
MARCO: Le foto in mostra sono state scattate durante l’incontro del Venerdì Santo di due anni fa (2024). Sono riuscito a mimetizzarmi tra la folla avendo una piccola macchina fotografica compatta analogica riuscendo a cogliere il momento durante il pieno interesse di tutti sulla funzione, senza invadenza.
Perché pensi sia importante documentare questi riti oggi?
COSIMO: A prescindere dal fatto di essere credenti o meno, ritengo sia fondamentale documentare e tramandare questi riti che mi affascinando da un punto di vista antropologico /culturale. Si tratta di tradizioni profondamente radicate nell’identità del nostro popolo, al pari della Festa del Soccorso.
Un momento particolarmente significativo è, ad esempio, “l’Incontro”, che abbiamo voluto includere sia nella mostra ai Celestini sia in quella alla Palazzina Liberty, proprio perché rappresenta uno dei passaggi più intensi e sentiti per la comunità sanseverese
La scelta del B&W di avere una sola foto a colori (bella idea!) e dei soggetti
LUCA: Io quando scatto prediligo il colore, scelgo di post-produrre in BN solo quando voglio far risaltare ancora di più le emozioni. Qui la scelta del BN è stata d’obbligo. Durante la celebrazione del 2024 ho scattato settando la mia macchina direttamente in BN e per esaltare l’effetto “cinematografico” nei miei scatti ho montato sulla mia macchina fotografica un’ottica degli anni ‘70. Gli scatti del 2025 le ho elaborate a colori (mantenendo comunque uno stile “vintage). La scelta di inserire una solo foto a colori per pannello è stata una scelta più che altro “organizzativa” per avere un certo equilibrio.
Qualche accenno al titolo o alla tematica del silenzio.
LUCA: Quando ci hanno chiesto di dare un titolo alla mostra stavamo selezionando ancora le foto e con Cosimo pensavamo al fatto che durante la cerimonia c’è così tanto silenzio e ci chiedevamo se, chi guardava le nostre foto, lo percepiva. Così ci è venuto in mente il titolo “Il Sacro Silenzio”.
Cosa vorresti che il pubblico provasse guardando questa mostra?
MARCO: Spero che il pubblico riesca a sentire l’emotività e la solennità di un rito come questo, obiettivo importante per un fotografo.
Questo progetto ha cambiato il tuo modo di vedere la tradizione o la fede?
MARCO: Questo, come penso anche per i progetti futuri simili, mi fa capire come la tradizione sia fondamentale e come il fotografare riti religiosi sia importante per tramandare il carico di mistero ed intensità emotiva che li permea.
La mostra è finita il 26 marzo. Ma grazie a questi scatti, rimane la sensazione che certi riti, anche quelli più familiari, abbiano sempre qualcosa di nuovo da rivelare.
Imago Passio Sacra Apulia, Capitolo II alla Palazzina Liberty

Imago Passio Sacra Apulia è una mostra fotografica a cura di Idefi’zi, realtà sanseverese da anni impegnata nella valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali. Dietro al progetto, Vitantonio Campanale come ideatore e curatore, che abbiamo intervistato, e Giuseppe Carovilla, responsabile dell’organizzazione e gestione dell’evento.
Strutturata seguendo un percorso pensato con cura, la mostra si apre con i presepi pasquali dell’artista presepista Emilia Presutto, che guidano il visitatore dalla Passione alla Resurrezione.
La mostra prosegue con una selezione fotografica di alcuni dei riti della Settimana Santa più suggestivi della Puglia, attraverso dieci città: San Severo, San Marco in Lamis, Torremaggiore, San Nicandro Garganico, Vico del Gargano, Canosa, Molfetta, Taranto, Gallipoli e Ceglie del Campo.
La scelta, spiega Vitantonio Campanale, è caduta sui riti che conservano particolarità capaci di distinguerli dagli altri. Ci racconta, ad esempio, della Processione dei Santi e della Pietà del Sabato Santo di Molfetta, che non rappresenta i momenti della Passione ma la partecipazione dei Santi, con i capolavori dello scultore Giulio Cozzoli (1882–1957). O la Processione della Desolata del Sabato Santo di Canosa, con il suo corteo di donne dal volto velato di nero che intonano l’Inno della Desolata. E ancora la Processione dei Misteri di Ceglie del Campo, la più lunga della Puglia, con i suoi 58 simulacri.

Avvicinandoci al nostro territorio, immancabili la Processione del Venerdì Santo di San Marco in Lamis con le Fracchie, e le tradizioni di Vico del Gargano, tra cui la Messa Pazza, così chiamata perché durante la celebrazione non è previsto il tradizionale momento della consacrazione eucaristica.
Infine, la Processione dei Misteri di Torremaggiore, con l’incontro tra l’Addolorata e il Cristo Morto. Quest’ultima scultura in cartapesta, precisa Vitantonio, sostituisce la versione originale in legno, andata distrutta in un incendio: il cosiddetto Cristo Bruciato, opera dello scultore Domenico Sepe, considerato il gemello del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, commissionato da Raimondo di Sangro e oggi conservato nella Cappella Sansevero a Napoli.
Dopo aver esplorato i riti pugliesi, la mostra si conclude con un’area interamente dedicata alle tradizioni sanseveresi: lo scatto di Luca Maresca dell’incontro del Venerdì Santo, una raffigurazione del Crocifisso della Cattedrale di San Severo di Cosimo di Pierro e, infine, uno scatto della Pietà di Amedeo di Tella.
L’iniziativa è un appuntamento ricorrente da cinque anni. Nata nel 2020 durante il Covid con banner apposti sui balconi lungo i percorsi processionali, si è poi spostata nella chiesa di Sant’Antonio Abate, fino alla Palazzina Liberty di quest’anno, che nelle parole di Vitantonio l’ha trasformata in un vero e proprio “salottino culturale”.
In ogni edizione, l’obiettivo è lo stesso: mostrare quei dettagli dei riti difficili da cogliere nel pieno degli eventi, come il simbolo del teschio sul gonfalone dell’Arciconfraternita di Orazione e Morte, le mani della statua del Cristo flagellato, o l’occhio della Madonna con i diamanti che rappresentano le lacrime.

Alcuni di questi dettagli sono stati raccontati durante l’inaugurazione del 22 marzo dal Prof. Emanuele D’Angelo (in alto, a sinistra nella foto).

“Era presente un pubblico variegato, come sempre”, raccontano gli organizzatori. “Il bambino il cui padre è confratello, il grande che documenta, il credente che partecipa per fede, il laico che ci vede qualcosa di curioso. Priori, rappresentanti dei comuni del Gargano e associazioni locali, insieme a tanti cittadini.”

Una mostra curata nel dettaglio, che restituisce con rispetto e bellezza le emozioni di una terra profondamente legata ai propri riti.
Organizzata da Idefi’zi, con il patrocinio del Comune di San Severo, e il supporto della Pro Loco San Severo e l’Associazione Custodi del Passato, la mostra è ancora visitabile alla Palazzina Liberty per una settimana, fino al 5 Aprile.








