che filma l’anima di San Severo

Angelo Salcone ha 30 anni, fa il capotreno e il macchinista. Nel tempo libero costruisce un’enciclopedia audiovisiva di San Severo completamente gratis, senza aspettative di guadagno, senza sponsor, senza collaborazioni che lo vincolino. Solo lui, la sua videocamera, e una passione che brucia da quando era bambino e organizzava le mini-feste del Soccorso a casa della nonna.
Il suo progetto si chiama appunto “La Festa del Soccorso” ed è un archivio online diviso in due sezioni: San Severo Sacra e San Severo Civile, con video-racconti di qualità che documentano le tradizioni principali della città: la Festa del Soccorso, del Carmine, del Rosario, Sant’Antonio Abate, il Venerdì Santo. Ogni ripresa, ogni sceneggiatura, ogni ricerca storica è fatta da lui, con la consulenza gratuita dello storico dell’arte Emanuele D’Angelo.
C’è qualcosa di ingenuo in questo approccio enciclopedico, in questa volontà di catalogare tutto, di non dimenticare niente, ma è proprio questa ingenuità che rende il lavoro di Angelo prezioso. Dietro ogni video non c’è solo la documentazione di un evento, ma la cattura di un’emozione, di un momento spirituale. Angelo è credente, ha fatto l’educatore alla Divina Provvidenza, e quella dimensione spirituale permea ogni suo lavoro perché i suoi documentari non sono solo archivi, ma racconti che, spesso, toccano persino chi credente non è. Quando riprende le processioni, quando documenta i riti, Angelo usa molti primi piani, si sofferma sui volti, scava nell’animo del sanseverese per catturarne l’anima. Non gli interessa solo mostrare la Festa, ma far sentire a chi guarda cosa significa vivere quella devozione, quel mix di tradizione e fede che tiene insieme la comunità, almeno una volta l’anno.
Lo fa per amore di San Severo, per contrastare la narrazione negativa che domina i social e per ricordare a tutti, soprattutto ai giovani che, come diceva il maestro Tota, “per amare una cosa bisogna conoscerla”.
L’intervista
Angelo, partiamo dall’inizio. Come nasce il progetto “La Festa del Soccorso”?
È nato dalla passione per la Festa e dalla volontà di contrastare la narrazione negativa su San Severo. Se cerchi la nostra città sui social o su internet, viene sempre menzionata per le cose brutte: rapine, malavita. Mai che si parli dell’arte e della cultura che abbiamo. Il problema è che forse siamo i primi a non conoscerla.
Mi ha spinto una frase del maestro Tota: “Per amare una cosa bisogna conoscerla, altrimenti non la potete amare”.

Come nasce questa tua passione per la Festa?
Sono innamorato della Festa fin da piccolo. Ho vissuto molto tempo da mia nonna paterna, da lei si riunivano tutti i bambini del quartiere. Facevamo le batterie con le carte, organizzavamo le mini Feste del Soccorso. È stato un periodo bellissimo, mi sono innamorato della Festa in quegli anni.
Però i tuoi documentari non riguardano solo la Festa.
L’intento è documentare tutte le principali tradizioni: la Festa del Soccorso a maggio, del Carmine a luglio, del Rosario a ottobre, delle Grazie a settembre, Sant’Antonio Abate a gennaio con la processione dei cavalli, il Venerdì Santo. Voglio documentare per il futuro, lasciare questi video-racconti di quello che succede, per una memoria non solo degli eventi in sé, ma anche del nostro modo di guardarli.

Mi piace catturare le emozioni delle persone. Non è solo una questione di riprendere gli eventi, ma di coglierne il momento, l’emozione, quella dimensione spirituale che rende questi eventi così importanti per la comunità. Voglio che chi guarda i video senta ciò che provano le persone che vivono queste tradizioni.
Come è strutturato il progetto online?
La piattaforma è divisa in due sezioni: “San Severo Sacra” e “San Severo Civile”. Per ora sto lavorando sulla parte sacra, poi passerò a quella civile, che includerà la narrazione degli eventi-chiave della città, la storia dei suoi monumenti, le biografie degli uomini e delle donne di spicco. Insomma, una sorta di enciclopedia online su San Severo.
Chi produce il materiale?
Il materiale è prevalentemente mio, ma diversi amici e collaboratori — Alessandro Russi, Vincenzo Danese, Cosimo Di Pierro, Luca Maresca e molti altri — contribuiscono con contenuti aggiuntivi. Io creo anche lo script e la sceneggiatura dei documentari, poi uso l’intelligenza artificiale per la voce narrante. Anche le ricerche sono mie: cerco le fonti storiche e verifico tutto.
Collaboro molto con Emanuele D’Angelo, storico dell’arte e professore all’Accademia di Belle Arti di Bari. Mi aiuta con la consulenza storica dal punto di vista scientifico. Ci siamo conosciuti proprio per questo progetto, ed è nata una bella collaborazione.

Sei un appassionato di storia locale?
Mi sono avvicinato alla storia locale grazie a questo progetto. Ricerco su internet, ho studiato L’ape cattolica sanseverese (1896-1904), bollettino dell’archivio per la storia del movimento sociale cattolico, di Monsignor Bonaventura Gargiulo. Lì c’è la storia delle chiese di San Severo. Altre letture molto utili sono state: “Cronaca di Antonio Lucchino del terremoto del 30 luglio 1627”, il libro di Masselli “Cenni storici sulla devozione per la Festa del Soccorso” e gli studi pubblicati dall’Archeoclub di San Severo.

Che riscontro ha avuto il tuo lavoro finora?
Il traffico maggiore è su Instagram, soprattutto con i reels e nel periodo delle feste. Su Facebook e YouTube c’è meno seguito, anche se su YouTube ci sono i documentari completi, come “La Festa del Soccorso, la storia della Festa di maggio“, che dura circa un’ora ed è tratto dal saggio di Emanuele D’Angelo. È diviso in capitoli, spiega l’evoluzione della Festa, sviluppatasi dall’Ottocento, quando c’era una specie di gara tra confraternite. Chi puntava al patronato della Madonna era il ceto dei massari, i proprietari terrieri. Il documentario arriva fino al 2025, quando l’amministrazione comunale ha donato le chiavi alla patrona.
Hai mantenuto la pagina indipendente dalle associazioni?
Alcune associazioni mi hanno contattato per collaborare, ma io preferisco rimanere indipendente. Lo scopo del mio lavoro è la divulgazione storica, non voglio fare spot pubblicitari per le associazioni né per le istituzioni.
Che strumenti usi per la produzione?
Sono autodidatta. Uso Chat GPT e alcuni servizi a pagamento come Eleven Labs per le voci.
Hai 30 anni, lavori come capotreno e macchinista. Come gestisci tutto questo?
Questo è un hobby, ci lavoro nel tempo libero. Non ho aspettative di guadagno né propositi professionali. Lo faccio perché ci tengo alla città, e vorrei che anche i ragazzi potessero conoscere queste tradizioni.
Quanto conta l’elemento spirituale nei tuoi video?
C’è bisogno dell’elemento spirituale per cogliere quel momento speciale, per creare quel pathos. Io sono credente. Ho frequentato per tanti anni la Divina Provvidenza, ho fatto l’educatore. L’elemento spirituale è necessario per catturare le emozioni delle persone, serve per rendere i video non solo documentari, ma racconti capaci di emozionare.

Quello del Venerdì Santo è un documentario dove questa connotazione spirituale viene fuori in maniera molto forte. Penso sia un piccolo capolavoro, almeno da quel punto di vista.
Per finire?
La frase del maestro Tota: “Per amare una cosa la devi conoscere”.


Nato il 13 gennaio 1996 a San Severo, Angelo Salcone è un ferroviere con una grande passione per la fotografia, il video e la grafica.
Angelo, profondamente legato alla sua città natale, ha creato il progetto La Festa del Soccorso per diffondere e valorizzare la storia e le tradizioni locali.