Palazzi fantasma e muri scrostati

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Come si salva un centro storico?

Passeggiando per strade, vicoli, piazzette del centro storico di San Severo avere la percezione di incuria e di abbandono di numerosi edifici è inevitabile. Chi cammina a testa bassa non può non notare il fiume di asfalto dal quale emerge qualche residua isola di basoli, alzando lo sguardo invece appariranno muri scrostati, persiane divelte e qualche tetto sfondato. Per provare a dare un cornice al fenomeno abbiamo parlato con l’architetto Antonio Cocca, che è nato, vive e opera a San Severo ed è parte attiva del progetto di urbanistica “Il Mosaico di San Severo”.

“Non ci sono dati precisi in merito – dice Cocca – la cosa certa è che ci sono molte case completamente chiuse, anche case patronali con bellissimi giardini all’interno, ma in stato di abbandono evidente. Potrebbe essere interessante studiare la densità abitativa del centro, anche attraverso il dato dei pagamenti della T.a.r.i.. Negli ultimi anni molti sottani  sono stati abitati da intere famiglie di migranti provenienti dall’Europa dell’Est o da giovani lavoratori dell’Africa subsahariana.”

Un edificio dismesso per decenni non diventa solo pane per Ghostbusters (i lettori sanseveresi over 50 si ricorderanno del fantasma della casa disabitata di via Soccorso), ma anche un fattore di insicurezza, desertificazione urbana e impoverimento. Una casa ha bisogno di cure per mantenere la sua funzione e il suo valore, lo stesso vale per un quartiere o una città.

“Un tetto crollato vuol dire che il bene non produce reddito – continua l’architetto – se non produce reddito non è assoggettabile alle imposte quindi il proprietario che smette di manutenere un immobile a un certo punto non ha interesse a fare dei lavori. Mettere una casa vecchia a reddito costa tantissimo. Quando intervieni su grandi superfici, devi rispettare requisiti minimi di abitabilità e di prestazione energetica che, seppure con deroghe, sono proibitivi a livello di costi.”

Non solo la casa di via Soccorso, ma anche il Palazzo di Mascia a ‘U Palmént, Palazzo Fraccacreta in piazza Carmine, la lista degli edifici di pregio abbandonati a loro stessi è lunga. Chi ha deciso di mettere mano al portafoglio e tirare su ponteggi ha optato per la realizzazione di strutture ricettive: sono nati molti bed&breakfast e affittacamere negli ultimi anni con risultati commerciali inaspettati. L’ultima Festa del Soccorso, per esempio, ha fatto registrare il tutto esaurito. È stato frequente il ricorso a fondi europei e regionali, come i Nidi (contributi a fondo perduto per chi ha perso il lavoro, giovani e donne che vogliono avviare studi professionali associati o microimprese, micro e piccole imprese esistenti che vogliono realizzare un subentro generazionale nella propria gestione, dipendenti che vogliono rilevare imprese in crisi o confiscate per cui lavorano). Importante l’esperienza della cantina d’Araprì che ha comprato un palazzo del centro storico, imitata dall’Associazione Capitanata Spumante Metodo Classico.

L’emulazione funziona, genera un circolo virtuoso. – dice Cocca – di recente ho curato la ristrutturazione di uno stabile su corso Gramsci. Dopo poco altri proprietari hanno ristrutturato case sulla stessa strada. Per cui su un lato di corso Gramsci adesso c’è una sequenza di immobili rimessi a nuovo. Niente di trascendentale, ma meglio di prima.”

Qualcosa si muove dal lato degli investimenti privati, ma trovare le forme per riqualificare il centro storico è interesse collettivo, vorrebbe dire rendere più attrattiva la città con innegabili ricadute positive per le casse comunali e per il benessere dei cittadini. Basti pensare alle tasse di soggiorno e a tutto l’indotto del turismo in termini occupazionali.

A sentire l’architetto Cocca, in realtà, segni  di vita arrivano anche dal settore pubblico. “Con i fondi della rigenerazione urbana (e un mutuo con Cassa Depositi e Prestiti e Fondi del Ministero dell’Interno) verrà rifatto il basolato nella prima cintura del centro storico. Inoltre, con un provvedimento della giunta Miglio, il Teatro Real Borbone, noto come Cinema Patruno, è diventato patrimonio comunale e sono stati appaltati i lavori per il rifacimento del tetto.

Un’esperienza importante è stata quella del Mosaico di San Severo, più di cinquanta tecnici volontari in collaborazione con l’assessorato all’Urbanistica per lavorare su città e paesaggio. Il punto d’uscita è stata la progettazione delle cosiddette Officine di Quartiere, spazi sociali recuperati dove tante associazioni attive a San Severo hanno trovato la loro casa.”


di Leonardo Tancredi


Antonio Cocca è architetto e libero professionista, regolarmente iscritto all’albo dei professionisti per i servizi di ingegneria e architettura del Comune di San Severo, dove ha partecipato a diversi affidamenti pubblici.​

Nella sua attività, Antonio Cocca si distingue per il lavoro di progettazione e direzione dei lavori legati alla valorizzazione urbana e culturale della sua città. Ha curato, tra gli altri, l’intervento architettonico per “Biblion al Caffè”, uno spazio che unisce libreria, bar e centro culturale situato in via San Severino, divenuto un punto di riferimento per la vita artistica e letteraria locale.​

Oltre alla carriera professionale, Cocca è stato anche coinvolto nella vita associativa dell’Ordine degli Architetti della provincia di Foggia, ricoprendo in passato la carica di vice-presidente del seggio elettorale dell’Ordine.​


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