Fango
Non ho mai posseduto né guidato un’auto; perciò la città l’ho sempre percorsa a piedi. L’ho camminata tutta. Non che ci voglia molto, ché San Severo non è Città del Messico, ma per anni i miei amici mi hanno considerato una specie di marciatore nottambulo votato al pericolo, per il solo fatto di coprire a piedi il tragitto dalla vecchia periferia al centro. Quindici minuti. Quindici minuti a passo svelto, diciassette, diciotto al massimo, se non ho fretta di arrivare. Un quarto d’ora all’andata; lo stesso tempo al ritorno, anche a notte fonda, con la papagna che avvolge tutto, chiese, panchine, russatori e amanti pigri.
I cani no, quelli la notte sono svegli e mi accompagnano volentieri. “Dove abiti? In via Alessandrini?! E ci vai appiedi? Uh, come fai? Non c’hai paura?”. Mi chiedevano, soprattutto le ragazze a cui non potevo dare un passaggio con la Torpedo che non avevo. “Ci vado appiedi, sì, e no, non c’ho paura”.
Continua…