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Un paese ci vuole

Andiamo! vi porta ogni settimana storie, luoghi e persone – belle – di San Severo – una città dove, con un po’ di fortuna, prosperano le vite e le storie non sono mai finite.

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Tre cose che so di lei

Sono di San Severo. Che poi non è vero perché sono nato a San Giovanni Rotondo e vivo a Bologna. Ma tra Giro Esterno, corso Leone Mucci e Faruést ho vissuto il primo quinto della mia vita (non ho intenzione di vivere meno di 100 anni, e mi sono tenuto basso), quindi sono di San Severo e quando la gente, confusa da un accento meridionale impastato di altri idiomi, mi chiede di dove sono, io rispondo sono di San Severo.

A quel punto, la stessa persona che mi ha fatto la domanda racconta una disavventura sanseverese occorsale durante una pausa imprevista di un viaggio verso sud oppure commenta una notizia di cronaca nera, nerissima, che riguarda la nostra città. In entrambi i casi il suggello finale è lo stesso: “Siete messi male.”

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Fango

Non ho mai posseduto né guidato un’auto; perciò la città l’ho sempre percorsa a piedi. L’ho camminata tutta. Non che ci voglia molto, ché San Severo non è Città del Messico, ma per anni i miei amici mi hanno considerato una specie di marciatore nottambulo votato al pericolo, per il solo fatto di coprire a piedi il tragitto dalla vecchia periferia al centro. Quindici minuti. Quindici minuti a passo svelto, diciassette, diciotto al massimo, se non ho fretta di arrivare. Un quarto d’ora all’andata; lo stesso tempo al ritorno, anche a notte fonda, con la papagna che avvolge tutto, chiese, panchine, russatori e amanti pigri.

I cani no, quelli la notte sono svegli e mi accompagnano volentieri. “Dove abiti? In via Alessandrini?! E ci vai appiedi? Uh, come fai? Non c’hai paura?”. Mi chiedevano, soprattutto le ragazze a cui non potevo dare un passaggio con la Torpedo che non avevo. “Ci vado appiedi, sì, e no, non c’ho paura”.

Continua…

L’ispirazione

Andiamo! nasce grazie a un quadro di Salvatore Tota; un aeroplanino rosso che sembra fermo nel cielo sopra il mare del Gargano, una scaletta calata giù ad aspettare qualcuno. Il pilota aspetta il passeggero prima di andare, dove non si sa.

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