Meglio un FESS oggi

,

che una gallina domani.

“Gioca, divertiti, informati.”

È il messaggio con cui un collettivo di amici si è rivolto ai sanseveresi quando ha dato vita al Fanta Elezioni San Severo (FESS) durante le elezioni comunali del 2024. Nato come un gioco per intrattenere elettori (e candidati) con meme, reel e altri contenuti originali ad impronta satirica, il FESS è riuscito ad affermarsi nel tempo come un valido strumento di comunicazione sulla vita politica e amministrativa della città, e ci ricorda costantemente che un po’ di autoironia e leggerezza nella vita fanno sempre bene.

Dai personaggi come l’Elettore Deluso alle interviste ai candidati sindaci durante l’ultima campagna elettorale comunale, il FESS dimostra di avere la ricetta perfetta per informare in maniera memorabile ma soprattutto accessibile.

Originari di San Severo, i cinque membri del gruppo, Salvatore Santacaterina, Mario Mucedola, Luca Romano, Eugenia Biccari e Samuele Pizzichetta, portano nel FESS competenze diverse: content creation, fotografia e videomaking, giornalismo e comunicazione, musica, funding e project management, e tanta “scemitudine”. 
Ho deciso di intervistarli perché sono sicura che vi piaceranno. Conservare il piacere di conoscerli solo per me sarebbe stato un errore.

L’intervista

di Antonella Gagliardi

Salvatore, raccontaci un po’ com’è nata l’idea del FESS e come ti sei mosso per farla diventare realtà.

Era il periodo in cui si iniziava a parlare delle elezioni comunali di San Severo (maggio 2024, ndr) e io ho sempre bazzicato il mondo della satira e dei commenti sarcastici sulla politica locale. Iniziavano a uscire le solite toto-candidature e mi sono detto: “Vabbè, devo fare qualcosa. Magari, giocandoci un po’, si può fare”. Mi è venuto subito in mente il Fantacalcio e il FantaSanremo (che ho anche contattato per consigli) ma con una struttura diversa, squadre con meno persone, un’organizzazione più semplice: scegli il sindaco più quattro consiglieri e ti fai la tua squadra. Non credo esistessero già iniziative simili, in Italia o locali, o almeno non che io sappia.

La prima cosa che ho fatto è stato contattare Luca, perché sapevo che su queste cose ragioniamo in maniera simile, e infatti il nome, FESS, l’ha dato lui. Poi ho contattato te per la parte organizzativa. Per la parte grafica, per creare qualcosa con pochi mezzi ma di livello, ho pensato subito a Eugenia. Poi è venuto fuori Samuele, per l’ottica statistica: fare i conti per dare un vincitore e, in prospettiva, cercare finanziamenti o opportunità per far crescere il progetto. Infine, Mario. Lui ha tirato fuori cose incredibili, a partire dal jingle Fanta FESS.

Da lì è andata così. Abbiamo iniziato a pubblicare, la formula ha funzionato perché la gente si diverte: si interessa, è curiosa. Abbiamo avuto un buon riscontro, anche a livello di squadre iscritte, per essere una cosa fatta con zero mezzi, solo per riderci su.

Anche la festa patronale ha aiutato tantissimo. Perché ovviamente i candidati, in campagna elettorale, fanno di tutto per una fotografia.

Le squadre dei giocatori del FESS

Il tuo bonus e malus preferito?

Bonus Zappone: il candidato viene beccato con una Peroni, oppure il Bonus Berlusconi: il candidato ha un taglio cool.

Sei anche riuscito ad organizzare delle interviste con i candidati sindaci. Com’è andata?

Con Mario avevamo pensato di fare qualcosa in stile Iene. Lui ha preparato le domande e Eugenia si è occupata del set, luci, microfoni, registrazione e montaggio. Io, da solo, avrei fatto in trenta secondi un video col cellulare, con i pixel sgranati. Abbiamo fatto tutto in orari improbabili, e il montaggio l’abbiamo finito alle quattro di notte.

L’intervista del FESS ai quattro candidati sindaci

Non solo satira: i contenuti e la mission del FESS

Mario, io sono innamorata del personaggio dell’elettore deluso. Sei riuscito a racchiudere sia le sfumature tipiche del sanseverese che quelle dell’italiano medio in questo personaggio. Era questo l’intento? E come lo descriveresti?

Nel periodo in cui è nato il FESS, stavo leggendo un libro che parlava di De Martino (ovviamente Stefano, non Ernesto). Gli veniva attribuita una citazione in cui diceva che la società borghese vede il mondo popolare e subalterno non come un insieme di persone, ma come un insieme di cose. Queste “cose”, nell’ambito politico, erano i numeri.

E quindi ho immaginato che le persone si distaccassero dalla politica perché si sentono trattate come cose, come numeri, e non come persone. E l’elettore era deluso non tanto dalla politica, ma da se stesso, per essersi fidato di quei cialtroni che ci governano a ogni livello.

Quindi ho voluto fare questa cosa che in realtà sembra una str***a, però c’ho messo un po’ di pensiero: incitare la gente a non fidarsi delle promesse. Il succo era questo: iniziare a pensare, iniziare a scegliere a ragion veduta, non in base alle promesse.

Poi è uscito a purcarij, come sempre… però diciamo che l’intento era fare una cosa semiseria. Alla fine è piaciuto e sono contento di questo, anche se non è passato il messaggio che volevo far passare.

Un’altra delle tue perle è Il segreto di San Severo, la fiction del FESS. Facci un breve riepilogo della serie.

Diciamo che tutte le soap opera si basano su un assunto principale: i “trasciugli”, che sono esattamente quelli che succedono durante la campagna elettorale — e che sono successi anche durante la campagna elettorale di San Severo. Così ho pensato di fare Il Segreto, con tre personaggi fondamentali:

  • La professoressa Cambiamentos
  • L’avvocato Competenzia (perché Cambiamento e Competenza erano i due claim di Masucci e Colangelo)
  • Il cattivo, il villain, cioè Francisco Segundo (perché aveva fatto due mandati)

Mi piaceva raccontare tutto quello che succedeva sotto forma di soap, perché alla fine quello è stato: niente di più, niente di meno.

Come ti mantieni così in forma?

Mario: Secondo me perché sono scemo.Vabbè, c’è un po’ di scemitudine. Io poi sono cresciuto in una casa dove la televisione era accesa 24 ore su 24, quindi ho visto qualsiasi cosa: tutta la cultura popolare, la cultura pop — che ora è diventata “trash”, perché siamo diventati classisti e la chiamiamo così — ma all’epoca era cultura pop. Sono imbevuto di quella merda lì. 

Luca, come content creator qual è il tuo stile?

Anche per me la scuola è quella della “Scemaria”. Più che content creator, sono “scontent creator”. Non lo so, mi vengono così alcune ca**ate e le butto di getto. Poi sono particolarmente bravo a giocare con le parole: i FESSarij, la caccia al FESSoro, il miglior attacco è la diFESSa, Masushi.

Qualche volta dovremmo fare una roba tipo “fess and cut”, tutte le cose che sono state partorite ma poi, per decenza, non abbiamo pubblicato.

Altri contenuti di cui andate fieri?

Beh, c’è il supermercato, l’edicola FESS, il FESSanremo, ecc.

Masushi (dalla hit del 2024 ‘Masucci, Masucci’)
Il Supermercato FESS: Chillyberti gel   
L’edicola FESS: Uno, nessuno e cento Miglio

La vostra creatività nasce anche dalle vostre influenze culturali e dal mondo dell’intrattenimento: quali personaggi, serie o film vi ispirano di più?

I Simpson, La Gialappa’s Band e, per quanto riguarda la satira italiana, Guzzanti e Dandini. Anche Boris e L’Ottavo Nano.

Mario, con il Coniglio Comunale offri un servizio pubblico, riassumendo le sedute del consiglio comunale in mini-video. Com’è nata l’idea?

È una cosa che avrei voluto ci fosse prima del Coniglio, mi sarebbe piaciuto che ci fosse qualcuno che raccontasse cosa succedeva all’interno delle sedute del consiglio comunale, e non leggerlo solo dalla Gazzetta di San Severo con i comunicati attaccati.

Forse è anche un peccato di presunzione. Mi sono preso la briga di seguire queste palle di consigli comunali che durano 2, 3 ore, e fare un riassunto per tutti. Se spieghi le cose alle persone, le persone le capiscono. Se le tieni sempre all’oscuro, poi vanno a votare e votano amici, parenti… gli scappati di casa, per dirla alla Decaro. È un lavoro, però penso sia anche un servizio pubblico. 

Il coniglio comunale

Considerando che nel gruppo stesso esistono diverse sensibilità politiche e diverse preferenze elettorali, come riuscite a rimanere neutrali?

Salvatore: All’inizio mi chiedevo spesso se saremmo riusciti a mantenere la distanza da tutti gli schieramenti. Ma, onestamente, alcune situazioni rendono impossibile prendere le parti di uno o dell’altro. Diciamo che ci facilitano il lavoro: loro (i candidati, ndr) ci forniscono il materiale, noi lo miglioriamo e lo mettiamo in evidenza. Fare un meme contro uno o l’altro è indifferente, perché non siamo d’accordo né con l’uno né con l’altro. 

La visual identity del FESS: tra vintage e innovazione

Eugenia, hai forgiato l’identità visiva del brand FESS. Spiegaci, con parole semplici ma con qualche tecnicismo sexy, il significato della visual identity del FESS.

Allora, che dire: prima di tutto, semplicità, perché volevamo arrivare un po’ a tutti, soprattutto per un progetto rivolto al nostro target — per educazione, formazione, età — era fondamentale. Qualcosa che non fosse né complicato né legato a un genere, e soprattutto che non richiamasse nulla di politico. L’idea era: “Facciamo le cose semplici ma fatte bene”. Anche il font va in quella direzione: semplice, leggibile, pulito. La semplicità è la prima caratteristica di tutta l’identità visiva.

Nella scelta dei colori immaginavo qualcosa di acceso, fresco, un po’ vintage — alla Toilet Paper, per capirci — perché volevo un mix tra qualcosa di nuovo e qualcosa che richiamasse San Severo in modo leggero.

Abbiamo anche il comune come sfondo. Quel riferimento visivo più istituzionale dà equilibrio. Si tratta soprattutto di comunicazione social, e io mi occupo dell’involucro dei messaggi più istituzionali che servono sempre. Insomma, dare quella “copertina” che, quando apri la nostra pagina, ti fa dire: “Ok, questi non sono quattro scappati di casa”.

Poi, tre elementi chiave: precisione, qualità e funzionalità.

Com’è il rapporto con i vostri follower?

Salvatore: Ci dicono che siamo un aiuto: quando smettono di lavorare, vanno subito sulla nostra pagina per farsi una risata. Una volta ci hanno detto, durante una puntata di Giro Esterno, che il nostro era il modo in cui si tenevano aggiornati. Ci fa piacere sapere che il nostro lavoro è utile e divertente.

Ricordando chi ha dedicato tempo al gioco e sta ancora aspettando i risultati, cosa volete dirgli?

Samuele: Come scrive Kapuscinski in Ebano: “Quando si parte, dunque? Quando l’autobus sarà pieno”. Evidentemente, non lo è ancora.

Luca: Allora, campacavallo che l’erba FESS.

Salvatore: Prima o poi lo faremo, per correttezza, un po’ come in Italia: ci mettiamo quei tempi lì, rifaranno delle lezioni.

Siamo stati indaffarati
Ma di voi non ci siamo dimenticati
La campagna elettorale
Ci ha dato un bel po’ da fare
Tante squadre, tante liste
Tocca evitare tutte le sviste
Bonus e malus li stiamo contando
E i risultati stanno arrivando
Non è certo un gioco d’azzardo
Perciò scusateci per il ritardo

Dalla Fessiology ai progetti per San Severo

Samuele, come immagini che potrebbe evolvere il FESS?

Il FESS avrebbe bisogno di una struttura organizzativa e di ruoli maggiormente definiti. Anche per i content creator servirebbero linee guida, per stabilire come condividere i contenuti e come rielaborarli. Io lo immagino come una serie di dipartimenti, uno per ciascuno di voi.

Luca: Esatto. E facciamo una religione: la Fessiology. 

Samuele: Abbiamo almeno un milione di adepti: i miei vicini di casa (mozambicani del bairro, ndr), ad esempio.
Poi, un finanziamento strutturato, il tutto con Excel, strumento immancabile in tutto quello che faccio.

Ci sono state richieste di collaborazione o attenzione da parte di altri media o realtà esterne?

Salvatore: Sì, ci sono state richieste e probabilmente partiremo con qualcosa a breve. Ovviamente, come spesso succede, ci chiedono contenuti gratuiti, ma guardando i nostri lavori sulle regionali abbiamo visto che il livello è cresciuto tanto, quindi ci sono nuove possibilità interessanti in vista. Abbiamo avuto due articoli sull’Attacco (F.E.S.S. e le comunali non son più le stesse) dedicati a noi. È stato bello vedere che il progetto ha attirato interesse anche fuori dalla nostra pagina.

Qualcos’altro, ragazzi? Idee o progetti futuri da condividere?

Eugenia: C’ho il culo quadrato, basta (XD).

Salvatore: Stiamo pensando di fare qualcosa per le festività, tipo un calendario dell’avvento del FESS: ogni giorno una piccola perla, un contenuto speciale per i nostri follower. Stiamo anche lavorando per acquistare o reperire alcune chitarre da donare a un’associazione locale, con plettro personalizzato con il logo del FESS. Posso andare a mangiare adesso?

Sì, ragazzi. Andate a mangiare ma poi tornate, perché San Severo ha bisogno di voi.

Chi sono i FESSacchiotti

Salvatore Santacaterina
Sanseverese meno alto di Walter Magnifico, meno creativo di Andrea Pazienza e meno divertente di Gino Nardella. Co-host del podcast Giro Esterno.

Mario Mucedola

Nato e cresciuto all’ombra dei sette campanili. Studi romani, esperienza di vita parmigiana. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, oltre che in Giornalismo e Cultura Editoriale, musicista e cantante da strapazzo. Svariate esperienze da blogger (mai pagato) e come musicista con H10 prima e Kajerkan poi, culminate nella realizzazione di un album che vede la partecipazione dei Meganoidi in un brano. Nel 2022 ho fondato il progetto A.L.O.S.S. (Artisti Locali Orecchiabili di San Severo) prima di essere travolto dal FESS

Eugenia Biccari

Fotografa professionista, videomaker, con oltre cinque anni di esperienza nella realizzazione di contenuti visivi per campagne commerciali, eventi, aziende e istituzioni pubbliche. Specializzata in fotografia di prodotto, sportiva ed editoriale, unisco una formazione artistica e tecnica avanzata a un approccio sensibile e narrativo.
Esperta nella gestione completa del workflow fotografico e video — dalla pre-produzione alla post-produzione — e pilota APR certificata per operazioni critiche (ENAC/EASA).
Credo che la fotografia e il gesto fotografico siano strumenti di relazione e indagine, capaci di generare significato e raccontare l’esperienza umana con autenticità.

Samuele Pizzichetta

Laureato in Economia dello Sviluppo a Parma, mi sono poi specializzato sulla stessa tematica a Roma, dove ho vissuto per diversi anni, destreggiandomi tra vari lavori in cui i numeri erano sempre i protagonisti.
 

Dal 2019, da vero “terrone” e orgoglioso di esserlo, ho deciso di emigrare… ma in direzione contraria: destinazione Karamoja, una regione remota nel nord dell’Uganda, dove per tre anni ho amministrato progetti di cooperazione sanitaria internazionale implementati dal CUAMM, una ONG italiana.
 

Nel 2022 mi sono trasferito a Maputo, capitale del Mozambico. Poi la mia innata capacità di far preoccupare chi mi vuole bene – spero siano pochi – ha avuto la meglio e, dopo un anno, mi sono trasferito a Pemba (Cabo Delgado), nel nord del Paese, un’area segnata da anni da un conflitto a bassa intensità.


Oggi vivo e lavoro ancora a Pemba, e qui tutti quelli che mi conoscono sanno bene che sono innanzitutto sanseverese.
 

Tra i proverbi africani preferiti: Se vuoi arrivare veloce, corri da solo; se vuoi arrivare lontano, cammina insieme.

Luca Romano

“Attenti a Luca” cantava Lucio Dalla. 36 anni di pura improvvisazione applicata alla vita ed esperto mondiale di cose che non servono a nulla ma fatte e raccontate con grande convinzione che portano, addirittura, alla laurea in Economia. Colleziono sputi e figuracce dal 1989 che mi permettono di modellare la mia vena “artistica” ed accrescere la “carogna” che è in me. Abbandonata ogni pretesa di serietà già dalle scuole medie, rimasto vedovo del buon senso, comunico con un misto di dialetto, gesti e rumori che solo i miei amici ormai comprendono. L’arma migliore? La “sciabolata morale”: un misto di pessimismo e caos che mi permettono di ricoprire qualsiasi ruolo nella vita, dal motivatore improvvisato al perfetto imbecille, il tutto sempre con lo stile unico che mi contraddistingue. 

Mantra vitale: “Non è bello ciò che è bello… Figuriamoci tu!”


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