Marianna racconta Matteo

Un’intervista a Marianna Milone, la compagna di Matteo Marolla. Ci siamo avvicinati a lei con pudore: sapevamo che la nostra, per quanto gentile, sarebbe stata un’irruzione nei segreti di chi ci aiuta a guardare la vita attraverso la musica e le parole di Matteo. Perché quella musica e quelle parole sono anche le sue.
Alla fine dell’intervista, le abbiamo detto con enfasi: “Sei una grande donna.”
“Macché” ha risposto, per farci tornare coi piedi sul Gargano.
Quello che fai per Matteo, lo fai per amore, ma anche per un senso di giustizia.
Esatto. L’Associazione Matteo Marolla nasce come una sfida lanciata al destino. Quando mi è stato tolto Matteo, mi è stata tolta la vita. E Matteo in vita ha subito tante ingiustizie, perché non è stato riconosciuto per il talento che era. Questo era ingiusto. Tutto era ingiusto, anche la sua morte. E quindi ho sfidato il destino, dicendo:
“Tu me l’hai tolto, ma io te lo riproporrò talmente tante volte che Matteo sarà sempre presente.”
L’Associazione non lo vuole ricordare, l’Associazione è Matteo.

È bello quello che dici.
Insomma, non è un memoriale. Portiamo avanti i suoi progetti. Matteo ha lasciato degli inediti che vanno pubblicati. Lo faremo sicuramente, riportiamo Matteo a casa, in sala d’incisione. Faremo un CD con 4 o 5 inediti.
Hai già un titolo in mente?
Sì, perché nel CD ci sarà un brano che si chiama Il mondo perfetto. In realtà il primo titolo era Il tuo mondo perfetto e nasce dal nostro rincontro dopo il Covid. Non ci eravamo visti per qualche settimana e lui appena mi ha visto ha detto: “Eh, Marianna, dobbiamo fare questo, quest’altro, dobbiamo fare tante cose…”, e io gli ho detto: “No, Matteo, no, io ho il mio mondo perfetto.” E lui in due giorni ha scritto una canzone stupenda, secondo me la sua più bella, di una poesia profonda e delicata. Vorrei intitolare il CD Il mondo perfetto di Matteo Marolla. Un mondo che sicuramente non è quello che lui ha lasciato.
Quindi la canzone di Matteo che preferisci è quella che ascolteremo.
Credo di sì, anche se io non posso scegliere, perché ci sono altre canzoni che Matteo mi ha dedicato; quindi per me sono quelle, ovviamente. Per esempio Come un appuntamento, che ha avuto molto successo, è bella, ma non rispecchia del tutto la complessità e la fantasia della sua scrittura, è troppo… ripulita.
Belgiorno, invece è un brano più complesso, ricco di riferimenti filosofici, come tutta la sua opera. In quel periodo (con il Covid eccetera) ci dicevamo: “Bisogna fare una canzone semplice, un ritornello che resta.” E quindi scrisse Come un appuntamento, che è molto orecchiabile. Quando il pezzo è uscito hanno detto: Marolla si sposta sul pop, mette da parte il folk… La cosa che non tutti hanno capito è che quelle di Matteo non sono semplici canzoni, hanno una grande ricchezza di pensiero, esprimono una visione originale del mondo e della società.
In questi giorni ho riascoltato Tempo libero, il suo album del 2015.
Eccolo, ce l’ho qui con me. Il brano che dà il titolo all’album parla del tempo perduto, del tempo libero che non abbiamo più, e quindi della società consumistica, della Società liquida di Bauman, ma lo fa nella forma della poesia in musica. Matteo era avanti in tante cose. Alcuni cominciano a capirlo solo ora, e solo in parte.

Una nota personale: io e Matteo ci siamo conosciuti nel 2000.
Siamo diventati amici, ma a proposito di appuntamenti, non ne abbiamo mai presi.
La nostra era un’amicizia di un certo tipo, perché ci incontravamo per caso, e ogni tanto parlavamo di poesia. Mi dici qualcosa del suo libro?
Si chiama Zanzare, Breve Ronzio Attorno Al Gargano, pubblicato nel 2023 da Malatesta, un editore di Apricena. C’è un’introduzione meravigliosa di Enrico Fraccacreta, che ha colto l’essenza della poesia di Matteo.

Come hai scelto i testi?
Io sulle sue cose faccio un lavoro istintivo, nel senso che apro il suo PC, vedo cosa c’è di pronto, lo prendo e lo pubblico. Mi lascio guidare dalle circostanze, dalle coincidenze, perché voglio che sia lui a guidarmi. Per Zanzare è andata così: ho trovato un file con scritto OK. Io conoscevo già questo libro, perché quando ci siamo conosciuti, come dice Guccini in Ti ricordi quei giorni:
… ci parlammo ognuno per lasciare qualcosa,
per creare qualcosa, per avere qualcosa…
Sai, io leggo tanto, mi piacciono la filosofia e la poesia, e quando cominciammo a frequentarci, nel 2013, glielo dissi. E allora il giorno dopo si è presentato con dei fogli svolazzanti, dico dei fogli impresentabili e una zanzara come immagine. Così ho conosciuto questo libro di poesie bellissime. Aveva fatto alcune letture delle sue poesie, ma senza un grande riscontro, perché Matteo lo vedevano come un cantautore e basta. Lui le ha abbandonate e io le ho riprese. Ho aggiunto solo la copertina con la foto della zanzara, scattata da lui in macchina dal finestrino.
Pensava di pubblicare le poesie?
Ha sempre dato priorità alla musica. Come ti dicevo, quando si è accorto che le persone si aspettavano da lui solo canzoni, le poesie le ha abbandonate. Tra gli inediti c’è anche, dormiente, un’altra raccolta intitolata Poesiole.
I suoi testi hanno dentro una musica naturale, in cui le note scorrono comode.
La prima volta che ascoltai Le pietre della sposa (una delle sue prime canzoni), mi colpì l’unione misteriosa di parole che non si specchiavano l’una nell’altra.
Era uno che sperimentava sulla lingua, oltre che sulla musica. Poi andava di pancia, però rifletteva tanto sul senso di una parola, e se era convinto del suo lavoro, non gli facevi cambiare idea. Ti racconto un aneddoto: in una canzone usa un aggettivo che a me non sembrava poetico: “ripieno”, e io gli dico: “No, Matteo, non suona bene, dai, quella parola toglila.” Non l’ho convinto. L’ha lasciata perché era giusto così. Matteo sapeva ascoltare, ma era consapevole del suo talento e di ciò che voleva dire.
Mi piace il suo modo di guardare il paesaggio: non è mai retorico o sdolcinato.
Per lui niente era scontato. Riusciva a vedere la bellezza anche dove sembra offuscata o dove gli altri non la vedono. Il suo talento era anche in questo. Si meravigliava di ogni gesto della natura come un bambino che scopre il mondo istante dopo istante. Viveva di bellezza.

Mi viene in mente un pezzo che ascolto spesso: Belvedere.
È dedicato al belvedere di Rignano, un luogo che amava tanto. Nella sua musica l’amore per il Gargano risalta con una forza impressionante. Come anche nel libro: Zanzare è diviso in tre cantiche. Ti ricorda qualcosa?
Qualcosa mi ricorda, sì…
Alla fine del suo viaggio fantastico, lui mette il Promontorio. Invece del Paradiso, mette il il Gargano, come a dire: “Noi il Paradiso ce l’abbiamo qui”, il nostro Promontorio, il nostro Gargano. Ecco perché non se n’è mai voluto andare per cercare il successo da un’altra parte. Matteo aveva dei luoghi che erano i suoi rifugi: Rignano e Stignano. La domenica pomeriggio andavamo a Rignano, non c’era mai nessuno, è un piccolo paese, quindi non c’era tanta gente. Stavamo soli, io e lui. Lì ritrovava la pace quando il mondo gli dava un po’ contro. C’è una canzone, Scoppa, che è dedicata al Bar Gaggiano, dove abbiamo lasciato un quadro per consolidare la sua presenza in quel luogo.
Lo hai dipinto tu?
L’ho commissionato a una pittrice, Raffaella Spinelli. Volevo fissare Matteo lì, consacrarlo lì, perché il belvedere è il suo posto. Un giorno sono andata a Rignano a ritirare un premio per lui, e ho colto l’occasione per portare il quadro a Claudio, il proprietario del bar. Claudio è una delle persone più belle che Matteo e io abbiamo conosciuto.

Un riconoscimento lo ha avuto anche nella sua città.
Sì, il premio Mosaico di San Severo. Enrico Fraccacreta me l’ha consegnato in occasione del Festival delle Culture del Paesaggio a maggio dello scorso anno. Fraccacreta è sempre molto caro.
Il premio per cantautori intitolato a Matteo, ha avuto una prima edizione nel 2023. Puoi dirci qualcosa sulla prossima?
La prima edizione è stata un grande successo. Sulla seconda stiamo lavorando. Ci sono stati degli intoppi, e ammetto che non è un lavoro facile, ci sono stati momenti di sconforto, contrattempi e altro, ma ce la faremo. Poi c’è l’omaggio che gli dedichiamo ogni anno nel mese di settembre. Si chiama Forse sarà il bacio del vento.
È il verso di una sua canzone.
Enrica, la luna e il mare, la sua canzone più famosa:
Respirerai le onde e le balene,
camminerai dove non c’è sole
forse sarà il bacio del vento…
Invitiamo musicisti che salgono sul palco per omaggiarlo. Il primo anno siamo riusciti a organizzare l’evento a San Severo, in Piazza Allegato: c’era tantissima gente. Sono stata contenta soprattutto del riscontro avuto dagli artisti di Bari amici di Matteo, che non hanno esitato un minuto a dirmi di sì. I Fabularasa, per esempio, sono tornati anche quest’anno. Loro e gli altri sono musicisti davvero straordinari. Lo facciamo a settembre, perché è il mese in cui Matteo è nato e quello che ce l’ha portato via. Il giorno che se n’è andato, a San Severo e ad Apricena c’è stato un vento fortissimo, allucinante. Ho pensato che fosse il suo saluto.

Per sostenere i progetti dell’Associazione, tra cui il “Premio Matteo Marolla”, e continuare a diffondere la sua arte, è possibile effettuare il tesseramento 2025/2026 all’Associazione Matteo Marolla e/o supportarla attraverso contributi al seguente IBAN: IT93J0503478540000000001960.

Avvocata, insegnante e pittrice, originaria di Apricena, Marianna Milone è la compagna di Matteo Marolla e custode della sua eredità artistica.
Nel dicembre 2022 ha fondato l’Associazione Matteo Marolla con l’intento dichiarato di “sfidare il destino”: non ricordare Matteo, ma farlo vivere attraverso i suoi progetti incompiuti.
Ha curato la pubblicazione postuma di Zanzare, Breve Ronzio Attorno Al Gargano (Malatesta Editrice, 2023).
Organizza il “Premio Matteo Marolla” per cantautori emergenti e l’evento annuale “Forse sarà il bacio del vento”, che ogni settembre raduna artisti da tutta la Puglia per omaggiare il cantautore nei luoghi che ha amato: San Severo, Rignano Garganico, Apricena.

Matteo Marolla, cantautore, cantastorie, poeta, nasce a San Severo il 30 Settembre 1975.
Nel 2001 vince il festival nazionale “Cant’autori” organizzato dall’ARCI.
Nel 2002 forma i Contrada Caipiroska con cui suona fino al 2009 con un repertorio folk-rock in giro per le piazze e i festival italiani.
Dal 2009 si ripresenta come solista, accompagnato dalla Zumpinària Banda, in un repertorio che vede insieme brani di nuova composizione, canzoni italiane (De André, Paolo Conte, Celentano) e tradizione popolare rivisitata.
Nel 2015 pubblica l’album Tempo libero.
Matteo ci lascia prematuramente il 16 settembre 2022.