Diego, la scuola e il jazz

Diego Gentile. Tutte le foto sono di Luigi De Blasi @luigideblasifotografo:Fotografo, Videografo, Social media manager, Regista, Sceneggiatore, Grafico, Organizzatore di eventi e Psicologo per passione

A 15 anni suona jazz e sogna il Blue Note

di Antonella Gagliardi

Si parla spesso di come le nuove generazioni siano diverse da quelle precedenti: valori, competenze, interessi diversi, che a volte facciamo fatica a comprendere. Rimpiangiamo i giovani quando lasciano la propria terra, li condanniamo quando sono distruttivi, ma raramente ci fermiamo per chiedergli cosa hanno da dire.
 
In questa intervista ci mettiamo da parte per dare la parola a uno di loro. 
 
Diego Gentile ha quindici anni ed è un giovane musicista originario di Foggia e cresciuto a San Severo. Pianista jazz da circa due anni, Diego si definisce ‘una mente diversa’, con uno stile un po’ eccentrico, le idee chiare su come la scuola può innovarsi e come usare i social media a proprio vantaggio. Sogna una vita da artista ma resta consapevole dell’impegno e della determinazione richiesti per coltivare il suo talento. E noi siamo qui a fare il tifo per lui.

L’intervista

Ho avuto il piacere di assistere a una performance di Diego al Gigà Coffee & Wine di San Severo lo scorso ottobre. Era lo special guest di una serata di musica live con il musicista Nunzio Ferro, membro di Corde Sciolte e Gypsy Project, e la cantante Celeste

Il jazz è un genere difficile da capire e descrivere se non lo ami, ma questo non mi ha impedito di riconoscere subito quanto Diego fosse bravo. Quando l’hanno chiamato ad esibirsi, sono stata colpita da come sia riuscito in poco tempo a dominare la scena con le sue improvvisazioni, fatte di ritmi irregolari e imprevedibili, appunto difficili da tradurre in parole (proprio per questo, vi consigliamo di guardare il video della serata). 

A 15 anni Diego ha già numerose esibizioni alle spalle e continua ad averne, soprattutto sulla scena di Foggia. 
Si riconosce principalmente come un solista, ma gli piace suonare insieme agli altri musicisti.
“Suonando da solo il jazz non avrei mai l’opportunità di farmi conoscere e di crescere musicalmente e personalmente.”

L’incontro con la musica e il jazz

La sua passione per la musica nasce in famiglia: “Papà è un musicista, canta e suona. Sono cresciuto immerso nella musica, soprattutto nella buona musica, e ne sono felice”.

A cinque anni Diego inizia a suonare la batteria, ma presto capisce che non è la sua strada. Circa due anni fa, in un giorno di giugno, si avvicina al pianoforte: “Ero a casa di mio padre, ho visto un video in cui suonavano solo pianoforte. Era Ci vorrebbe il mare di Marco Masini io, ad orecchio, ho provato a riprodurla. Ogni giorno cercavo di renderla sempre più elaborata e, in pochi mesi, sono riuscito a suonarla”.

L’incontro con il jazz, invece, è avvenuto grazie alla cantante R&B and Soul barese, Serena Brancale: “Ho passato un’estate intera ai suoi concerti, abbiamo anche iniziato a scambiarci dei messaggi su Instagram”.

Altra influenza è stata l’artista pugliese, Mario Rosini, con cui Diego ha avuto il piacere di suonare a Masseria Celentano (San Severo) l’estate scorsa: “Mario Rosini conosce mio padre. Mi ha sentito suonare e mi ha chiesto se avessi voglia di suonare quella sera al suo concerto.”

Tra le sue ispirazioni, nomina Oscar Peterson, Chick Corea e Michel Camilo: “Oscar Peterson mi ha ispirato soprattutto dal punto di vista tecnico; Michel Camilo per la componente latin, perché oltre al jazz puro mi è sempre piaciuto il Latin Jazz; Chick Corea, invece, per la parte dell’improvvisazione”.

Talento, collaborazioni e voglia di imparare

Diego non lascia il suo talento al caso, e lo coltiva studiando con Orlando Guerra, pianista foggiano. Sa costruire e mantenere la sua rete di collaborazioni, ad esempio con la cantante foggiana Soul, Funk, Jazz e R&B, Erika Croce, ed è riuscito anche a catturare l’attenzione di vari professionisti, come la pianista Francesca Tandoi.

Gli chiedo quindi di farmi entrare nel suo mondo e spiegarmi cosa significhi per lui crescere: “Nel jazz si parla soprattutto di improvvisazione, cioè di trasformare in musica ciò che si vive in modo personale, ed è per questo che cerco di fare più esperienze possibili. Anche la tecnica pianistica e le conoscenze armoniche non smettono mai di evolversi: si continua sempre a imparare, sia dal punto di vista tecnico sia nell’improvvisazione. Per me la crescita si articola in diversi aspetti: morale, tecnico e personale”.

Tra le cose più belle c’è che Diego sogna in grande e con una punta di romanticismo: “A me piacerebbe diventare un concertista jazz. Suonare in giro per il mondo. Fare la vita da artista”. Assistere a quella capacità di sognare che un po’ si perde diventando ‘grandi’ mi infonde un senso di freschezza e di coraggio.

Il suo punto di vista sulla scuola

Diego frequenta il secondo anno del liceo classico. Ne approfitto per chiedergli come vede la scuola: “A me piace studiare e apprendere il più possibile, ma non per il voto. Il voto, infatti, è soggettivo ed è un fattore poco rilevante rispetto a ciò che posso realmente imparare. Io sono più per il piacere della conoscenza”.

Dato che ci siamo, gli chiedo se cambierebbe qualcosa nel sistema scolastico attuale: “Secondo me il sistema scolastico è parecchio indietro e lo cambierei radicalmente. Immagino una scuola senza voti. I metodi di valutazione variano da insegnante a insegnante e non sono sempre compatibili con le diverse esigenze di tutti. Alcuni alunni, ad esempio quelli con una neurodivergenza, spesso non vengono capiti e ottengono brutti voti: questo può limitarli anche in altri ambiti. Sarebbe importante avere una maggiore consapevolezza del fatto che non siamo tutti uguali, che apprendiamo in modo diverso e siamo motivati in maniera diversa. Se dovessi dare un suggerimento su attività o progetti scolastici che potrebbero essere utili, o che mi piacerebbe fare, direi che l’educazione civica non dovrebbe essere persa di vista”. Non saprei spiegare bene il perché, ma man mano che la conversazione prosegue sento di star raccogliendo delle informazioni preziose.

I social media: strumento potente, ma con autocontrollo

Diego sembra anche avere le idee ben chiare su come utilizzare i social media a proprio vantaggio: “Sponsorizzarsi sui social può aiutare molto, ma vanno utilizzati nel modo corretto: se li usi per strafare o solo per fare, rischi di perderti. Ma se li usi per cose belle e costruttive, possono diventare uno strumento molto potente. Bisogna non lasciarsi trascinare, perché i social possono distaccarti dalla realtà. Se si sa gestire effettivamente il loro uso in maniera positiva, secondo me si può andare lontano, naturalmente senza farsi male: serve molto autocontrollo”.

È proprio attraverso i social che Diego si è fatto notare e ha iniziato a costruire una rete di contatti e collaborazioni, come quella con l’amico Tommaso, partecipante a The Voice, con cui ha suonato la scorsa estate.

“Mi sono sempre sentito un po’ una mente diversa”

Una mente giovane vede e vive il futuro. Inevitabilmente, mi incuriosisce sapere da lui come percepisce l’apertura mentale della nostra città: “Con l’avvento dei social si stanno scoprendo nuove realtà e oggi le persone stanno iniziando a vedere cose nuove. Io vengo spesso preso in giro per il mio abbigliamento e per la mia personalità particolare. Tante persone sono rimaste indietro con i tempi, ma ce ne sono anche molte che stanno andando avanti”.

Diego si trova bene tra gli adulti, preferisce delle serate di buona musica dal vivo alle uscite in giro con i suoi coetanei, ed è un appassionato di moda: “Amo tutto ciò che riguarda Tom Ford, Chanel, Prada. Sono sempre andato alla ricerca di un abbigliamento più over, diverso, più internazionale”.

Per questo motivo, mi racconta, è stato preso di mira più volte, portandolo anche alla scelta di cambiare scuola: “Prima studiavo a San Severo, ora vado a Torremaggiore. A San Severo ho sofferto molto. Mi sono sempre sentito un po’ una mente diversa. Tante volte ho avuto difficoltà a instaurare rapporti con ragazzi della mia età, a causa dei modi diversi di ragionare, ma mi sono sempre fatto forza. Ma ho cercato di considerare la diversità e l’unicità di ognuno come un punto di forza piuttosto che una debolezza. Oggi, se voglio indossare un capo che mi piace o fare qualcosa che desidero, mi sento motivato e lo faccio”.

Tra San Severo e Foggia

Nonostante sia Foggia la città che gli offra le maggiori opportunità di visibilità e studio, Diego apprezza San Severo e le opportunità che offre: “Di recente ha aperto un jazz club (Ferdeda Jazz, Via Roma 111, ndr). Poi ci sono eventi interessanti, come quelli alle Cantine d’Araprì. Quando posso, partecipo volentieri a queste iniziative perché mi permettono di staccarmi un po’ dal mondo comune e di cercare situazioni più sofisticate. Anche le serate organizzate da Paola Marino allo Spazio Off sono molto interessanti. Non considero un limite nascere e crescere qui, se non lo fai diventare tale. Bisogna saper prendere il buono da ogni cosa. Se si vuole farlo diventare un limite, è normale che lo diventi; se invece si vuole vedere il buono e si vuole crescere, lo si fa ugualmente”.

Della nostra città ama il centro storico e Piazza Incoronazione: “A tanta gente non piace e la critica, ma a me piace com’è venuta fuori. È più ampia, bella, moderna, mi dà più l’aria di una città. Prima era qualcosa di poco elaborato, adesso invece la vedo bella”.


Diego inizierà il conservatorio appena gli sarà possibile, compatibilmente con i suoi studi. In attesa di vederlo esibirsi un giorno al Blue Note di New York, ce lo teniamo stretto qui in zona ancora per un po’, prima che abbia l’età giusta per avventurarsi nel mondo. 


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