Lo studio è appena fuori dal centro storico, alle spalle delle Poste Centrali. È al pianterreno, piccolo, accogliente, sorprendentemente pulito e ordinato. L’ingresso è separato dalla zona lavoro da un sobrio séparé. Addossate al muro, due poltroncine in legno dei cinema di un tempo.
Alle pareti, poster e illustrazioni che sono già un biglietto da visita: musica rock, collaborazioni, disegni, tavole pregiate. Non serve chiedere cosa fa Andrea Faggiano, basta guardarsi intorno.

Si parla molto di giovani che scappano da San Severo. Meno di quelli, pochi, che tornano. E tra questi pochi, ancora meno sono quelli che lo fanno in silenzio, senza annunci, mettendoci solo lavoro, passione e dedizione, fino a farsi notare da soli, un progetto alla volta.
Andrea è uno di questi: ha una passione enorme per il mestiere che si è scelto, in cui negli anni è diventato esperto e apprezzato. E che oggi mette al servizio (sono parole sue) di “un’imprenditoria illuminata” che a San Severo, a quanto pare, esiste ed è più diffusa di quanto si pensi.
“Ce ne sono parecchi, di imprenditori capaci e intelligenti, che vogliono il lavoro innovativo, che si fidano della mia esperienza e del mio gusto, e che vogliono davvero collaborare per sviluppare insieme idee valide, utili e piacevoli anche per i loro clienti. Se io oggi ho la fortuna di poter fare una certa selezione nell’accettare i lavori, è anche grazie a loro.”
L’intervista
Partiamo da lontano. Da dove nasce la tua passione per la grafica?
Da bambino. I fumetti sono stati il mio primo universo visivo. Non erano solo storie su carta — erano mondi pieni di segni, colori, simboli che parlavano prima ancora delle parole. Mi perdevo nei dettagli: le linee, i contrasti, i costumi, i loghi. Tutto quello che rendeva un personaggio unico e riconoscibile all’istante. È lì che ho capito quanto un’identità visiva possa raccontare più di mille parole.
E da lì al mestiere vero e proprio?
Da quella fascinazione è nata la passione per il graphic design: un linguaggio fatto di forme, ritmo e intenzione. È una passione che coltivo da oltre sedici anni, ormai.
Dove hai studiato, e cosa?
A Roma. All’inizio Scienze della Comunicazione, ma dopo tre anni ho deciso di lasciare. Eravamo circa 5000 iscritti ed era difficilissimo seguire le lezioni. In più, ho pensato a cosa sarebbe successo dopo, una volta laureati, tutti a cercare lavoro nello stesso settore. Per questo, ho deciso di fare un corso specialistico in un istituto di grafica pubblicitaria e fare esperienza direttamente sul campo.
E i primi lavori?
Il classico stage non pagato, non retribuito, non sovvenzionato. Sfruttato, diciamo, è la parola giusta. C’è stato un episodio che mi ricordo ancora bene: un’agenzia con cui avevo collaborato per quattro, cinque mesi, e poi un giorno è sparita, letteralmente. Le titolari hanno svuotato e chiuso gli uffici da un giorno all’altro e hanno smesso di rispondere al telefono, ai messaggi. Ghosting puro, prima ancora che esistesse la parola per dirlo.
E dopo?
Nel 2010 ho avuto la sfortuna/fortuna di trovare lavoro presso un’agenzia di comunicazione. Sfortuna perché anche qui mi sentivo molto precario, soprattutto all’inizio, poi pian piano, un po’ meno.

Inoltre era uno di quei posti dove sapevi a che ora cominciavi ma non a che ora potevi tornare a casa. Ho perso il conto delle nottate fatte tra quelle mura per poter rispettare determinate scadenze. Fortuna perché è il posto dove mi sono fatto le ossa, da quel posto ho preso tutto quello che potevo.
Sono cresciuto molto anche grazie alle persone con cui condividevo gioie e dolori dei progetti che si portava avanti, i colleghi del reparto grafico, che poi sono diventati amici, quasi famiglia in quegli anni.
Nel 2013 poi sono passato a lavorare in una delle principali tipografie di Roma. Ci sono rimasto fino al 2023, come responsabile del reparto grafico, un percorso che mi ha permesso di seguire e coordinare progetti per brand di rilievo. Lì ho potuto affinare le mie competenze e soprattutto migliorare il processo creativo ed il metodo. I tempi delle tipografie sono molto più veloci di quelli delle agenzie. Serve sempre tutto e subito: “Mi serve per ieri” la frase più gettonata.
Qui mi sono appassionato al mondo della stampa, scoprendo quanto il branding possa vivere anche nella materia, nel rapporto con un prodotto finito, concreto, da stringere tra le mani.
Durante questa esperienza ho appreso la differenza tra un grafico, che agisce in funzione del “bello”, ed un graphic designer, che invece lavora in funzione di un messaggio da veicolare. A me non interessa creare semplicemente una grafica come il committente l’ha immaginata. Mi piace partire da un concept e lavorare con il cliente per definirlo ed ottimizzarlo al meglio.
Qualche progetto che ricordi in particolare, di quegli anni?
Sicuramente la ricostruzione grafica della t-shirt indossata da Alessandro Borghi per la sua interpretazione di Stefano Cucchi nel film Sulla mia pelle, di Alessio Cremonini. Una produzione Netflix.
Un altro progetto a cui tengo molto è la pannellizzazione di un’opera di Nicola Verlato per il progetto MURO, una serie di documentari prodotta da Sky Arte dedicata alla street art e alla creazione di grandi murales in diverse città e quartieri italiani. In questo caso Roma.

E a seguire diversi lavori per brand come Toyota ZeroCento, Lexus, Bibenda, Ania, ed altri ancora.
Arriviamo al Covid. Cosa è successo?
È successo che un giorno ero bloccato in uno degli ingorghi eterni del traffico di Roma, cosa che mi capitava spesso, perché per andare al lavoro facevo tredici chilometri e tredici per tornare, a volte fino a due ore di guida. Ero fermo al semaforo. Alla mia sinistra una signora in macchina si stava mettendo il trucco guardandosi nello specchietto. Alla mia destra un uomo urlava bestemmie al telefono, pareva dovesse venirgli un infarto da un momento all’altro. Tutto questo alle 8:30 del mattino. E lì mi sono chiesto: “Ma davvero voglio fare questa vita?”
E cosa hai deciso?
Di lasciare Roma, di tornare a San Severo e, allo stesso tempo, di aprire un’attività mia.
Perché proprio tornare, e non semplicemente cambiare lavoro restando a Roma?
Per gli affetti, la famiglia, un nipote che non volevo veder crescere via WhatsApp. E poi quel senso di familiarità che uno ritrova solo nel posto in cui è nato, che è una cosa comune a tante persone che se ne vanno e poi stanno male dove sono finite, soprattutto se per fare tredici chilometri ci devi mettere quarantacinque minuti in macchina. C’entra anche San Severo: in fin dei conti può essere un posto accogliente, si cammina bene nonostante il degrado diffuso, ci sono locali, c’è un’atmosfera particolare, un buon fermento culturale.
Tornando, hai avuto difficoltà a trovare clienti?
No, in realtà no. Alcuni me li sono portati dietro, dalla rete di contatti che mi ero costruito a Roma. Altri li ho trovati qui, senza grossi problemi.
Quali sono state le prime collaborazioni qui a San Severo?
Mattia’s Spirits di Pasquale La Piccirella. Mi sono occupato del restyling del label design per la linea BILLIE GIN, tutto ispirato alla musica rock, punk, pop.

Ho creato queste tre etichette, che riproducono dei biglietti di concerti, come se Billie Gin fosse l’artista che deve esibirsi nella venue. E per aprire la bottiglia devi, attraverso un packaging studiato, letteralmente staccare il biglietto. Inoltre su ogni label è presente un QR code che rimanda ad una playlist dedicata.
Oppure Il Mare Dentro, un progetto imprenditoriale che adoro. Dalla passione per la vela e dall’attenzione per l’ambiente di Fabrizio Rizzi nascono oggetti unici e sostenibili, fatti a mano in Italia e recuperando vele dismesse. Borse, zaini, sacche, pochette, porta laptop, cuscini da esterno, ma anche lampade. Ogni creazione unisce qualità, resistenza e performance tecniche.

Qui con il rebranding attuato abbiamo dato nuova linfa a tutta l’immagine aziendale permettendo così di arrivare prima e in maniera più diretta al target di riferimento.
Un altro progetto che ho curato è Vivi San Severo, una struttura ricettiva di prossima apertura, sita in Via Matteo Fraccacreta 57 che non vuole essere un semplice B&B, ma vuole creare una rete di collaborazioni con vari imprenditori del territorio affinché le persone ospitate possano scoprire la tradizione sanseverese. Il brand concept è ispirato al diagramma di Voroni presente sulle ali della libellula e al campanile della Chiesa Madre.

Il progetto è stato particolarmente ispirato, ogni prodotto brandizzato porta il proprio nome in sanseverese accostato alla relativa traduzione. In questo modo ogni punto di contatto aiuta il brand nella sua mission.
Tra i tuoi lavori del 2025 c’è l’etichetta di un vino, Nuvio, finita anche sul sito della World Brand Design Society.
Diciamo che è stato uno dei progetti di cui vado più fiero. Il cliente, Agros Romani, è una giovane azienda agricola e cantina vinicola situata nel cuore del Lazio a Campoleone, nel comune di Lanuvio.
Il design proposto per questa prima imbottigliatura trae ispirazione dal culto misterico e solenne della Giunone Sospita, venerata a Lanuvio (Lazio, Italia) sin dall’epoca arcaica, trasformando la bottiglia in un oggetto votivo contemporaneo. Ho voluto che il territorio si riflettesse nel prodotto, così da renderlo elemento identitario del luogo e delle persone.


Vedere il proprio lavoro pubblicato da una piattaforma internazionale di settore, per uno studio che opera da San Severo, un certo effetto lo fa.
C’è anche un progetto più personale, quello sui campanili.
Sì, mi diverte raccontarlo perché non è nato per un cliente, è nato per me. Ho iniziato a guardare i campanili di San Severo — le proporzioni, i pieni, i vuoti — e mi sono accorto che ognuno ha una sua impronta, quasi un carattere. Letteralmente: una voce visiva verticale. Così ho fatto quello che faccio ogni giorno, li ho tradotti in grafica. Sei campanili, sei font.
Un esercizio tipografico
Un esercizio tipografico, sì, ma anche un modo per guardare in alto e riconoscersi. È il progetto che, se dovessi spiegare in un’immagine sola cosa significa fare questo mestiere qui, a San Severo, invece che a Roma, sceglierei questo.
Al momento ho in lavorazione anche un altro progetto personale, che ha al centro sempre la nostra città. Spero di poterlo terminare quanto prima per presentarlo attraverso i canali online.
Come funziona il tuo processo creativo?
In realtà non si tratta di un processo creativo, ma di un metodo, fatto di tanta ricerca e analisi. Cerco inizialmente di istruirmi al meglio sul contesto in cui si colloca il progetto e successivamente comincio a buttar giù idee, a matita su carta. Solo in seguito, quando sono abbastanza soddisfatto, lavoro al computer. Da lì faccio diverse prove, anche quindici se serve, per testare se effettivamente funziona quello che si è ideato.
Come ti è venuta l’idea della maglietta della Festa del Soccorso?
In realtà avevo in mente qualcosa di diverso, che spero di riuscire a realizzare per l’anno prossimo, ma non sono riuscito a portarlo avanti. Per questa ho scelto una carta dei tarocchi con la Madonna nera (a me piacciono i tarocchi).

Inizialmente avevo deciso di regalare quei pochi pezzi che avevo stampato a poche persone, poi sono arrivate altre richieste e ovviamente non potevo continuare a regalarle, ma non mi interessava neanche ricavarci qualcosa. Quindi le ho vendute allo stesso prezzo della produzione, il costo della maglietta e della stampa, proprio perché volevo rimanere fedele all’idea di fare qualcosa per la festa che mi piacesse, senza l’intenzione di farci dei soldi.
Un’ultima domanda. Se dovessi spiegarci il concept dietro il tuo brand, come lo riassumeresti? Ad esempio, guardando il logo del tuo studio, mi viene in mente anche la tua personalità introversa, e in qualche modo immagino il tuo metodo di lavoro, fatto di studio e ricerca. Ma forse sto andando fuori strada.
Il logo del mio studio rappresenta semplicemente me, da bambino, mentre leggo un fumetto. Una sorta di omaggio alla passione che poi, in un certo senso, diventa lavoro.

Volevo un segno evocativo, dare un’impronta che strizzasse l’occhio agli anni ‘80, periodo in cui il mio amore per le arti visive ha preso forma. Ed è vero, riflette molto il mio essere introverso e professionalmente composto, ma è solo una faccia della medaglia. Sono anche una persona solare e alla ricerca continua della felicità.
Per questo motivo, infatti, al brand di Inkiostro ho accostato una mascotte, l’altra faccia della medaglia, che è presente su tutti i lavori più creativi e spensierati. Se ci pensi, è un po’ la sintesi del graphic designer: unire precisione e creatività.

Per approfondire i progetti curati da Inkiostro studio grafico: www.graficheinkiostro.it
Andrea Faggiano
Andrea Faggiano è un graphic designer di San Severo. La sua passione nasce da bambino, con i fumetti.

Dopo un corso specialistico in grafica pubblicitaria a Roma, si forma in agenzia e dal 2013 al 2023 è responsabile del reparto grafico in una delle principali tipografie della capitale. Torna a San Severo e apre Inkiostro Studio Grafico, dedicato a branding, grafica pubblicitaria ed editoriale, packaging design. Tra le collaborazioni: il restyling delle etichette BILLIE GIN per Mattia’s Spirits, il rebranding de Il Mare Dentro, il brand concept di Vivi San Severo e l’etichetta del vino Nuvio, pubblicata dalla World Brand Design Society.